Secondo album per gli scozzesi Paws dopo “Cokefloat!”, l’adrenalinico esordio pubblicato sempre da Fat Cat Records nel 2012. Se il primo disco si distingueva più per la radicalità garage-rock di matrice Usa, oggi il trio di Glasgow ha deciso di spostare un poco il tiro, rallentando leggermente il ritmo, ma senza perdere di qualità nella costruzione dei brani.
Già dall’iniziale “Erreur Humaine” si entra in contatto con alcuni degli elementi caratterizzanti dei Paws: l’irruenza del suono delle chitarre e il cantato
lo-fi di Phillip Taylor. Gli scozzesi sono sempre alle prese con il controllo della propria aggressività e riescono talvolta quasi a ovattatarla (“Someone New”), in altri casi procedono invece a briglie sciolte su sorprendenti territori punk alla
Japandroids (“Let’s All Go”).
Non che manchino in “Youth Culture Forever” episodi dove i Paws si divertono a sperimentare su terreni a loro meno consoni, come l’acustica “YCF”, lo sgangherato intermezzo “Alone” (occhio agli archi nel finale però) o la conclusiva e dilatata “War Cry”, con un’epica coda strumentale dai tratti post-rock. Ma senza voler necessariamente trascurare tutto ciò, il trio di Glasgow riesce a dare il meglio di sé quando segue lo schema a loro più congeniale: incedere veloce, grande energia sin dalle prime note (le stilettate di basso menate all’inizio di “Narcissist”) e sfogo corale nel ritornello. Sono proprio i brani che godono di refrain killer, infatti, quelli che restano più impressi sin dal primo ascolto, come nel caso della tirata punk “Give Up” o della trascinante “An Honeste Romance”.
Proprio in questo senso di collettività, nell’uso (e abuso) del “momento sing-along”, i Paws trovano il loro punto di forza, tenendo sempre vivo un disco che di per sé non inventa nulla, ma che risulta godibile e contiene un paio di momenti di assoluto valore, di quelli in grado di marchiare a fuoco l’estate a venire.
19/05/2014