Vaselines

V For Vaselines

2014 (Rosary Music) | indie-pop, noise-pop

Quando la leggerezza è un’arma.
Se c’è una cosa che i redivivi Vaselines hanno dimostrato con validità pressoché scientifica, in appena un paio di mosse ben assestate, è che per presentarsi puntuali e in forma scintillante a un appuntamento non vi è nulla di meglio di un’agenda immacolata nel primo cassetto della propria scrivania mentale. Anche dovessero volerci i vent’anni buoni serviti a loro per dare un seguito alle incredibili ipotiposi degli esordi, quelle che conquistarono il cuore di un allora sconosciuto Cobain attaccando con tre e non difendendo affatto. Registrare un disco solo quando se ne ha davvero voglia, senza porsi scadenze, a patto di non scordare di portarsi dietro quella levità senza pari per servirsene come l’infallibile grimaldello che è in fondo: ecco il segreto per scardinare alla grande le difese dell’ascoltatore, e tanto meglio se al varco nemmeno si era attesi. Seguendo il filo di questo ragionamento, non può che far sorridere la facilità irrisoria con cui si lasci apprezzare oggi, a quattro anni da “Sex With An X”, il (per nulla) “difficile terzo album” della coppia scozzese.

Ma in fondo basterebbe l’abbrivio, con il consueto arrembante assalto bubblegum, per rendersi conto di come sia sempre la stessa mercanzia – l’identico campionario di strofe e ritornelli, hook micidiali e svenevolezze assortite, persino più didascalico del solito – quella di cui cianciamo. Beh, piaccia o meno, lo schemino dimostra di funzionare ancora in modo svizzero, inesorabile nel saziare vecchi aficionados (e eventuali nuovi adepti) a caccia d’evasione in virtù dell’immancabile corredo di gratificazioni easy. Non suonano determinanti anche a questo giro le novità in formazione, un mero avvicendamento tra turnisti, con la garanzia a latere di ulteriori preziose ospitate per amici di rango quali Stevie Jackson, Francis MacDonald (Teenage Fanclub, BMX Bandits) e Scott Patterson; né possono essere guardate con sospetto la scelta di fare quasi tutto in proprio, etichetta compresa, o l’aver dichiarato apertis verbis un tardivo quanto ardente ritorno di fiamma per i Ramones (ma forse intendevano i Pixies). Il livello dei feedback non è mai esacerbato nell’iperbole perché la disciplina dei due di Edimburgo (e del mitico Tony Doogan, aiuto in regia) evita da sempre con cura le ulcerazioni gratuite. Detto ciò, anche questo “V For Vaselines” si presenta comunque opportunamente movimentato, frizzante, e non annoia.

Il sound bombato ma pulito e le chitarre asprigne assurgono a sigillo della seconda primavera dei Vaselines, al pari di quelle melodie dolciastre che solo pochissime compagini di duettisti (tra loro gli Imperial Teen) hanno saputo replicare in maniera davvero convincente. Non c’è un primattore. I ruoli di frontman e corista ballano come cursori pazzi sulle teste di Frances e Eugene, aiutando il fruitore a non averne mai a noia. Anche per questo le gentili seduzioni del loro fantastico indie-pop chitarroso hanno vita così facile. Vale come strappo alla regola solo “Single Spies”, episodio che gioca in sottrazione preferendo handclapping e velluto acustico ai riverberi delle elettriche, per far risaltare il nitore quasi twee di una scrittura che non ha nulla da invidiare agli Acid House Kings, alle Isobel Campbell o i Gruff Rhys, almeno in questa veste placidissima. Ma si riparte subito a pieni giri con “One Lost Year”, rievocando ancora le frivolezze sunshine-pop dalle grandiose cromature come avrebbero potuto suonarle Jellyfish, Tripping Daisy e spiriti affini, nell’ampio girone degli epigoni vaselinesiani già ampiamente dimenticati.

Se la romantica danza sfrenata di “Inky Lies” commuove, per l’entusiasmo e la sfrontatezza da esordienti con cui è confezionata, non c’è modo migliore per dissimulare la nostalgia del tempo trascorso che abbandonarsi in pose estatiche come fa una radiosa McKee in “False Heaven”, o lasciare campo libero alla propria ironia da battaglia (l’epitaffio per Margaret Thatcher di “Crazy Lady”, ad esempio). Sarà anche musica destinata a una fruizione epidermica, quella di  “V For Vaselines”, ma scoprirsi invogliati a canticchiarla senza alcun preavviso non può che essere la riprova di un’alchimia quanto mai speciale (e recidiva, oltretutto). Il disco ha anche il pregio di non tirarla troppo in lungo, fermandosi prima che entri in gioco l’effetto saturazione. Pur sotto la solita patina di distorsioni, il tasso di saccarina resta ragguardevole e non va inoculato oltre la fatidica soglia di guardia. I Vaselines ne sono consapevoli e hanno tutto l’interesse a non inficiare con l'abuso queste infatuazioni sonore da tre minuti e via.

Se poi questa sia davvero la loro ultima mezz'ora di musica, come possono lasciar presagire le parole di un commiato che non nasconde quel pizzico d’amarezza, non ci è dato saperlo. Magari la loro agenda resterà in bianco per altri vent’anni, ma siamo pronti a scommettere che anche il prossimo letargo, per tanto che possa durare, prima o poi sarà archiviato dall’ennesima primavera.

(13/11/2014)

  • Tracklist
  1. High Tide Low Tide
  2. The Lonely L.P.
  3. Inky Lies
  4. Crazy Lady
  5. Single Spies
  6. One Lost Year
  7. Earth Is Speeding
  8. False Heaven
  9. Number One Crush
  10. Last Half Hour
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