Dopo averne disegnato dei volantini, Nick si è recentemente esibito al celebre festival americano SXSW, destando un po’ di sano chiacchiericcio: scalzo e ballonzolante, capello selvaggio e falsetto efebico che a momenti sembrava di vedere Mick Hucknall alle prese con una canzone di Prince, ha dato uno show bislacco quanto basta per attirare l’attenzione sul suo Lp, che giunge a seguito di qualche brano sparso in rete sin dall’anno scorso (ma l’unico sin’ora corredato di video, “Continuum“, non è stato incluso).
Autore e polistrumentista capace di prodursi interamente da solo (eccezion fatta per le parti di tromba suonate da un amico), Young & Sick si rifà a una formula estremamente contemporanea: electro-r&b e synth-soul candeggiato alla How To Dress Well, con un tocco del primo The Weeknd, sbiaditi contorni chillwave e un cantato in falsetto che ricorda in più di un’occasione Milosh dei Rhye.
Quel che manca è forse un po’ di tensione emotiva che riesca a sollevare l’album verso vette più memorabili. Le dieci canzoni in scaletta si susseguono con piacere – dallo stop-and-go dell’iniziale “Mangrove” passando per le terse atmosfere di “Feel Pain” (che si rilassa in un paio di estatici intermezzi corali), e qualche perlina pop come “Ghost Of A Chance” – ma nel complesso non ci sono sussulti in grado di lasciare il segno sulla lunga distanza.
Parte del problema sta nel fatto che “Young & Sick” non vari troppo negli arrangiamenti – basti pensare a un altro “operatore solitario” come Gotye che riesce a dare l’illusione di avere un’orchestra alle sue spalle – ma è comunque un album sfizioso, a tratti ostentatamente lascivo, tinteggiato da vacui tepori erotici e allo stesso tempo pregno di una psicanalisi nei testi tutta losangelina, il degno prodotto della controcultura al sogno hollywoodiano – tra bollicine e piscinette gonfiabili, Nick se ne esce anche con un:
I am so damn happy
Something must be very wrong
09/04/2014