Leona Lewis

I Am

2015 (Island/Def Jam) | pop

La storia la conosciamo tutti; giovane e timida ragazza di quartiere si presenta alle audizioni dell'X-Factor Uk, e quando apre bocca si scopre che ha un bel paio di polmoni. Viene selezionata in direttissima da tutti e 4 i giudici e durante la rassegna le vengono fatte cantare le canzoni-chiave del trittico della power ballad Houston/Carey/Dion per mettere in luce il suo dono. La trionfale vittoria trascina "Spirit" (2007) verso gli 8 milioni di copie vendute al mondo, uno dei più grandi successi britannici del decennio scorso, nonché la prima vera consacrazione discografica della Syco di Simon Cowell tramite un concorrente del suo programma.

Ma poi le cose vanno a calare; ballate macinate a ripetizione, patina, trucco e poco da dire, la ragazza viene incanalata in un tub(in)o e mandata avanti col pilota automatico fino all'autodistruzione. La parziale svolta verso atmosfere dance di "Glassheart" (2012) e una collaborazione con l'allora sconosciuto Avicii portano pochi frutti. Le viene proposta addirittura "We Found Love" di Calvin Harris, che invece si tramuterà in hit spaccaclassifiche solo in bocca a Rihanna. Quando le quotazioni toccano il minimo, Cowell ha già perso ogni interesse nei suoi confronti, perché il successo delle sue nuove creature One Direction e Little Mix gli sta fruttando ben altri quattrini. Leona Lewis, a questo punto, vale quanto un preservativo usato.

E quindi la notizia della scissione dalla Syco e dell'inizio del nuovo corso sotto Island/Def Jam. "Volevano farmi incidere un album che non mi avrebbe rappresentata, e allora ho preferito andarmene", è stato il commento di Leona a riguardo. Su carta la dipartita viene presentata come amichevole ma probabilmente non lo è stata, perché ogni canzone di "I Am" sembra indirizzata direttamente a Cowell e al suo management - "I am somebody without you!", urla nella title track, mentre nel video di "Thunder" la si vede cadere nel vuoto, una metafora per indicare il suo stato d'animo, combattuto tra la paura e l'ebrezza della libertà dopo un decennio passato a fare il pacco postale.
Forse solo la conclusiva "Thank You" sembra avere parole nostalgiche riguardo al passato, ma per il resto "I Am" si presenta come il disco della rivalsa e della voglia di vendetta, con Leona che a tratti tira fuori una parvenza di unghielli, come nel possente piano-driven "Fire Under My Feet", sicuramente la traccia migliore del lotto.

Ma anni di militanza da diva televisiva sembrano aver irrimediabilmente plasmato voce e stile verso l'irrecuperabile. Nonostante l'assenza di ballate eccessivamente pompose (ricordate "Run"?) il songwriting di "I Am" è ancora fermo ai cardini del ritornello enfatico e delle frasi fatte un po' buoniste e da salotto, mentre la produzione - a cura di Toby Gad -  è delle più standard (e anonime) del momento: suoni grossi e ripuliti che amalgamano i singoli strumenti in un unico magma levigato fino al piattume, una moderna "tecnica" rintracciabile ovunque, dalla musica dell'intero squadrone X-Factor fino a Sia, Rita Ora, Jessie J e compagnia bella.
Finiscono dunque col perdersi nella mischia sia la vaga deriva elettronica che anima "Power" che quella dance di "Another Love Song", o i pimpanti ritmi di "Ladders" e "I Got You". Ascolto dopo ascolto, sono pochissime le cose che spiccano all'orecchio, esattamente come gli album precedenti.

Le vicende dietro alla genesi di "I Am" pongono una domanda scomoda: cosa succede ai concorrenti dei talent show una volta finito l'orgasmo della vittoria? Poco, sembra; il nuovo format ha solo portato all'attenzione del pubblico l'intero processo di "costruzione" di una popstar, mentre magari ai tempi di Stock, Aitken & Waterman il tutto avveniva dietro le quinte, ma la sostanza "usa e getta" non cambia. Certamente ogni tanto qualcuno si salva; almeno fino a prima dell'ultimo album Will Young se l'è cavata bene, e anche Rebecca Ferguson era partita in quarta (finché non è stata relegata a fare l'ennesimo disco tributo a Billie Holiday).
Leona Lewis un nome se l'è fatto e con "I Am" mostra la volontà di andare avanti con qualche nuovo germoglio, ma al momento la sua voce è ancora troppo indebitata al passato per potersi dire rinata a tutti gli effetti. Alla fine di questa brutta storia, tra lei e Cowell non ci sono proprio vincitori.

(22/09/2015)

  • Tracklist
  1. Thunder
  2. Fire Under My Feet
  3. You Knew Me When
  4. I Am
  5. Ladders
  6. The Essence Of Me
  7. I Got You
  8. Power
  9. Another Love Song
  10. Thank You
  11. Thick Skin*
  12. The Best And The Worst*
  13. I Am (acoustic)*
  14. Thunder (acoustic)*
  15. Fire Under My Feet (United Studios sessions)*

*versione deluxe




Leona Lewis on web