Mark Tranmer

Further Woodland

2015 (Vertical Features) | modern classical

Abili tratteggiatori di emozioni crepuscolari, Roger Quigley e Mark Tranmer, ovvero i Montgolfier Brothers, con sensibilità non comune hanno agito nell’oscurità dell’indie-pop, narrando con pathos il dolore e la solitudine che spesso seguono alla sconfitta e all’abbandono. Dopo anni di apparente silenzio, le tracce del loro dream-pop non si sono mai del tutto cancellate nella nostra mente, rinvigorite dalle gesta degli At Swim Two Birds di Quigley.

Affascinato dalla musica per film e dalla neoclassica, Mark Tranmer ha seguito un percorso più arduo (dagli Gnac alla collaborazione con Alessandra Celletti), al sol fine di giungere a un suono altrettanto personale, che trova in “Further Woodland” la sua rappresentazione più completa e intensa. È musica dal fascino austero che scorre su poche note di piano, strumento che ha recuperato il suo fervore poetico (grazie, Nils Frahm) e la sua intensità evocativa, con quel picchiettare dei tasti che trasforma la forza in dolcezza e che scandisce il passare del tempo senza che se ne avverta l’inesorabile fluire.

“Further Woodland” rotola elegantemente su accordi ora più delicati, ora più intensi, ma sempre incatenati alla bellezza, in un filo impercettibile che raccorda passato e presente, un continuum di citazioni stilistiche, che vengono assorbite in un rilassante puzzle lirico.
La malinconica dolcezza di Michel Legrand incontra l’essenzialità di Erik Satie in “Woodland”, e ne ridisegna i confini in “Crossing Points” con sample e treatment: sottili carezze elettroniche che, come il vento e la pioggia, lasciano il segno del presente, su qualcosa che suona antico e immutabile.
Istantanee autunnali (“This Jigsaw Of Death”) e improvvisi squarci di luce e di sole (“Beyond Those Hills, The Sea”) si alternano quindi in un affresco sonoro che mette in fila Michael Nyman, Ennio Morricone, Robert Wyatt e Vini Reilly, fermandosi un attimo nei pressi del post-rock (“Ochre Leaves Allure”) senza tralasciare l’abbraccio dorato del pop (“False Promises”) dove Tranmer mosse i primi passi.

Giocando su flebili variazioni e piccole incursioni di field recording, “Further Woodland” conferma il talento di Mark Tranmer, con una serie di raffinate e rilassanti pagine di musica per solo piano, che hanno il fascino dell’incontro occasionale e la consistenza di una passione più duratura e coinvolgente.

(11/06/2015)

  • Tracklist
  1. Woodland 
  2. False Promises 
  3. Ochre Leaves Allure 
  4. Crossing Points 
  5. Thicket 
  6. Aggregate 
  7. This Jigsaw of Death 
  8. Squabbles 
  9. Further Woodland 
  10. Beyond Those Hills, The Sea
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