Pearson Sound

Pearson Sound

2015 (Hessle Audio) | experimental, techno

La Hessle Audio di Pangaea, Ben Ufo e Pearson Sound è ormai da parecchi anni la risposta britannica al versante uptempo di casa PAN - e dunque ai vari Lee Gamble, Objekt e Heatsick. La trasfigurazione del clubbing e la trasformazione della techno in materia musicale autonoma sono i due punti focali dell'attività di un'etichetta che ha scelto sin dal principio di non chiudersi in sé stessa, e che da qualche anno rappresenta forse la più coerente protagonista di un percorso assai insidioso.

Tre anni fa Pangaea aveva elaborato forse il più efficace manifesto d'intenti, con quella “Release” attraverso la quale si era fatta strada la sua visione di una techno (londinese nella calligrafia e berlinese nel cuore) eretta a luogo della claustrofobia interiore, della fisicità più cruda, dell'istinto incondizionato e isolato. Se Ben Ufo è il sacerdote che lavora solo a stretto contatto con l'audience, e Pangaea diveniva qui il demiurgo, Pearson Sound è rimasto dietro le quinte a sperimentare. E proprio oggi esce allo scoperto presentandosi appunto come il chimico, lo scienziato.

Il suo disco omonimo è un viaggio allucinato in una techno trasvalutata, surrealista, lasciata decomporre e riassemblata nelle forme più impensabili. Quelle allucinate tanto care ad Actress ridotte ai minimi termini su “Crank Call”, quelle parodisticamente fantascientifiche di “Asphalt Sparkle” o quelle caotiche e volutamente mal organizzate (attitudine e metodo powered by Hecker) di “Swill”. Non c'è metodo nella scienza del suono di Pearson Sound, trionfa anche qui l'istinto puro, incontaminato, libero di dettare legge.

L'idea è interessante e rappresenta uno dei passaggi-chiave della grammatica Hessle Audio, ma il disco tende in parte a perdersi nell'inevitabile frammentazione atmosferica. Stupiscono così colpi da fuoriclasse come “Glass Eye”, un po' Lee Gamble un po' ultimo Prurient, la conclusiva “Rubber Tree”, metallica e tagliente, e “Russet”, l'anarchia svestita del suo potere distruttivo e abbigliata con abiti da astronauta. Convincono decisamente meno i sinistri richiami nel vuoto di “Headless”, piuttosto che i ronzii post-industriali di “Gristle” o il prevedibile passaggio analogico di “Six Congas”.

Un manifesto efficace nel suo porsi a monte della sostanza sonora complessa e sintetizzata, un archivio di idee ed elementi sonori di indubbia importanza nel plasmare quest'ultima. Ma, per ora, Pearson Sound è tutto questo (mica poco) e niente più di questo.

(24/03/2015)

  • Tracklist
  1. Asphalt Sparkle
  2. Glass Eye
  3. Gristle
  4. Crank Call
  5. Swill
  6. Six Congas
  7. Headless
  8. Russet
  9. Rubber Tree
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