RAURY - All We Need

2015 (Columbia)
hip-hop, roots-folk

Vent’anni appena e già un sacco di cose da dire, voglia di fare, di viaggiare e di scoprire, con in più l’autoimposto compito d’incitare i propri coetanei a usare il cervello e preoccuparsi per il futuro del pianeta, viste le pietose condizioni nelle quali versa al momento. Dite che è troppo iniziare una recensione con questi presupposti? Benvenuti nel mondo di Raury Deshaun Tullis, dove nulla viene lasciato sottinteso. Il ragazzo strabocca parole a manovella, parla con decisione di politica interna e d’immigrazione, e ovviamente ce l’ha a morte con Donald Trump. Ogni foto sembra ritrarlo sempre e comunque con quei due occhioni sgranati a scrutare il mondo con un’inestinguibile fame di conoscenza, trasudante dell’entusiasmo e dell’irruenza che la gioventù porta con sé.

E quando qualcuno ha già in mente il piano d’attacco, farsi notare è più facile. Salito alle cronache un anno fa grazie allo strampalato mixtape “Indigo Child”, Raury è già stato prelevato dal jet privato di Kanye West, che ha voluto incontrarlo di persona, mentre André 3000 è un fan dichiarato ed Erykah Badu lo chiama affettuosamente “il mio nipotino”. Aiuta tanto anche la presenza del produttore Malay, noto per il suo lavoro accanto a Frank Ocean.

Ma la cosa che più colpisce della musica di Raury è l’assoluta mancanza di referenzialità con tutto quanto sopra. Classe 1996, l’autore stesso si definisce un millennium kid e la sua poetica è perfettamente inquadrata nella generazione per la quale internet è sempre esistito. Per lui, insomma, è perfettamente naturale immedesimarsi nell’immaginario psichedelico hippie anni 60 come nel più moderno “sciamanesimo” da coralità hipster-folk, ma anche mescolare conscious hip-hop e trap alle atmosfere campestri della sua nativa Georgia. Il risultato è “All We Need”, un album che non manca certo di giovanilistiche sbavature né di momenti di confusione, ma che sa suonare onesto e ispirato dal cuore, nonché – a suo modo – totalmente originale.

Provare per credere; “Devil’s Whisper” è uno spiritato folk da bordo-falò che presto sfocia in un flow dai connotati esistenziali, mostrando da subito lo spirito meticcio del disco. Dall’attacco della title track, che è una vera e propria dichiarazione d’intenti (“who can save the world, my friend?/ All we need is love”), passando per l’altro manifesto “Revolution”, e soprattutto per la denuncia sociale di “Forbidden Knowledge”, con ospite Big K.R.I.T., Raury non fa segreto delle proprie convinzioni e le esprime nel modo più spontaneo che conosce. E se una strofa di estrazione roots-folk con tanto chitarra pizzicata può essere interrotta a metà da una linea di synth per rapparci sopra, perché non farlo?

Così, dal nulla, appaiono la straniante ma commovente “CPU”, un pezzo con voce filtrata alla maniera dei Daft Punk, le sognanti chitarre di “Woodcrest Manor II”, con Raury che sembra ululare alla Luna, e le bucoliche inflessioni soul di “Kingdom Come”. I mezzi termini non sono il suo forte, allora “Mama” colpisce direttamente al cuore, strappando un sorriso e un benevolo abbraccio alle parole di questo ragazzino che tenta di rassicurare sua madre che “everything will be alright my dear” mentre la voce gli si spezza dall’emozione, finendo con l’essere il momento più genuino all’interno di un album che fa del termine genuino il suo principale punto di forza.

Certamente nel guazzabuglio si perdono pezzi fuori fuoco come “Peace Prevail”, l’abbozzata “Her” o gli infantili skit d’intermezzo del cosiddetto Dj Smooth Jazz (che sembra masturbarsi in diretta ma in realtà sta solo battendo le mani!), ma il disco si conclude nel più gioviale dei modi: il video di “Friends” ci mostra Raury e il suo amichetto del cuore Jeremy che si mettono in viaggio da Atlanta alla volta di Chicago, scroccando passaggi e ospitalità da sconosciuti contattati attraverso Twitter. Eccoli lì, due squattrinati giovinastri on the road con uno zaino in spalla e uno smartphone in mano, a zonzo per un’estate intera alla volta del mondo grazie all’aiuto di tanti “amici” coi quali spartire tuffi nel fiume e partite di calcetto. Il tutto, ovviamente, furbescamente filmato e poi editato in un bel videoclip, perché Raury è un prodotto della generazione social, per la quale se una cosa non è stata messa online è come se non fosse mai esistita.

I tempi della Highway 61 saranno lontani, le nuove generazioni si son fatte furbe e hanno integrato la tecnologia alla vita di tutti i giorni, portando la propria esperienza potenzialmente agli occhi del mondo, il che a tratti fa un po’ perdere di vista l’obiettivo, tra le timeline di miliardi di altre persone – su alcuni momenti, “All We Need” sortisce lo stesso effetto confusionario. Ma quello spirito dell’avventura vagamente inquisitorio rimane invariato, nell’impeto della gioventù bolle qualcosa di eccitante e promettente. Se Raury fosse davvero rappresentativo della propria generazione, allora il futuro sembrerebbe in buone mani.

08/12/2015

Tracklist

  1. 1. All We Need feat. Adia
  2. 2. Revolution
  3. 3. Forbidden Knowledge feat. Big K.R.I.T.
  4. 4. Woodcrest Manor II
  5. 5. CPU feat. RZA
  6. 6. Devil's Whisper
  7. 7. Peace Prevail
  8. 8. Crystal Express
  9. 9. Love Is Not A Four Letter Word
  10. 10. Her
  11. 11. Trap Tears feat. Key!
  12. 12. Mama
  13. 13. Kingdom Come
  14. 14. Friends feat. Tom Morello

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