Tony Tears

Follow The Signs Of The Times

2015 (Minotauro) | doom, metal

Torna in questo inizio di primavera il prode Tony Tears con un album nuovo di zecca, dopo il box antologico "Music From The Astral Worlds" (Minotauro, 2015), uscito nei primi giorni di quest'anno. "Follow The Signs Of The Times" è eseguito, come il precedente "Vortice" (2014) da un vero gruppo, composto da tre elementi (con Tony Tears alle chitarre e ai sintetizzatori).

Ciò che un tempo rendeva affascinante la sua musica era proprio quella caratteristica di prodotto artigianale, finanche raffazzonato, ma realizzato con amorevole sincerità. Si potrebbe azzardare un paragone con i film horror di Lucio Fulci, che erano intriganti proprio perché amatoriali e realizzati con pochi mezzi, però con il pregio della fantasia. Quegli stessi film, se fossero stati girati da George Romero o da Dario Argento, avrebbero perso di spontaneità.

Forse il buon Polidori (cioè, Tony Tears) si è fatto prendere un po' troppo la mano e, seppur in buona fede, fallisce ora il bersaglio. La produzione si è fatta fin troppo roboante (basti ascoltare a quali livelli assurdi di volume è stata registrata la batteria) e spaccatimpani, talmente esagerata da far sembrare "Reverse" dei Doomraiser come un disco suonato dai Pooh. Se le intenzioni erano quelle di essere professionali, i risultati appaiono però grotteschi e imbarazzanti.

Le canzoni vere e proprie (ovvero quelle cantate da David Krieg) sono di una povertà sconcertante, tanto che non andrebbero neanche menzionate. Per fortuna ci sono un paio di episodi strumentali come "Demoniac Puppets", "Deep Misantropy" (titolo scritto, tra l'altro, con un evidente errore ortografico) e "Covenant Of The Lords Of The Ends" che, pur saccheggiando alla grande i repertori di Goblin, Fabio Frizzi e Doris Norton, cercano perlomeno di stemperare un po' il tutto in trame meno scontate.

I testi delle canzoni sciorinano, come di consueto, le solite accozzaglie di banalità magico-esoteriche. Per i fan, si segnala una cover di Paul Chain (mentore principale di Tears), "Armageddon", originariamente contenuto nell'Ep "Detaching From Satan" (Minotauro, 1984). Qui, più che "seguire i segni dei tempi presenti" pare invece di aver fatto un bel passo indietro!
L'unica cosa carina è la foto di copertina, che parodizza i Black Sabbath.

(05/05/2015)

  • Tracklist
  1. Intro (Sighs Of Time's Fear)
  2. Mark Of Evil
  3. The Road To Research
  4. Demoniac Puppets
  5. Blind Love Of A Medium
  6. Deep Misantropy
  7. Queen Of Darkness
  8. Covenant Of The Lords Of The Ends
  9. Armageddon (Paul Chain cover)
  10. Outro (Awakening Of The Souls)
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