Bleached

Welcome The Worms

2016 (Dead Oceans) | power-pop, punk-pop

Ora che la modesta brezza dell’hype pare essersi placata del tutto, si può guardare alle Bleached con maggior diletto e una più sana curiosità. Per il loro sophomore, “Welcome The Worms”, le sorelle Jennifer e Jessica Clavin hanno adottato un profilo decisamente basso, all’insegna della sobrietà e dell’oculatezza. Hanno scritto le nuove canzoni, imbevute di un risentimento più adulto (perfetto per tratteggiare lo sfiorire delle rispettive relazioni sentimentali), nell’isolato ritiro di una dimora a Joshua Tree, con la sola compagnia della sodale Micayla Grace – promossa bassista titolare – e di un batterista esperto come il canadese Marc Jordan, occasionalmente anche autore, affidando poi la produzione al veterano Joe Chiccarelli (Morrissey, Strokes) e a Carlos de la Garza. Il risultato prende in parte le distanze dal punk grezzo e diy (stile Vivian Girls) degli esordi sotto l’insegna Mika Miko, per reinventarsi in un levigato power-pop à-la Those Darlins.

La partenza, preme dirlo, anche stavolta non è delle più incoraggianti. Amplificatori a tutta per pompare la consueta miscela rock al femminile, arrabbiata quanto prevedibile. Tutto viene presentato esattamente come e dove ci si aspetterebbe di trovarlo, coretti inclusi, si esagera un tantino con la riproposizione di stereotipi che sanno di combustibili esausti e a referto non si registra alcuno spunto davvero personale. Se il parallelo con le quasi mitologiche Slits riesce ancora troppo ingombrante e le Sleater-Kinney appaiono irraggiungibili, persino compagini giovani come Warpaint e Savages sembrano essersi già assicurate un distacco che le tre californiane non potranno mai colmare. Il riferimento di massima, specie per la più marcata propensione al pop, dovrebbero essere semmai le Dum Dum Girls, e qui la partita si fa aperta.

La compattezza del sound colpisce peraltro favorevolmente, la scrittura ordinata rende passabile la proposta e il disco, pure al grado zero in quanto a lampi di originalità, funziona discretamente qualora si cerchi una fruizione disimpegnata ma tonica. Pretendere qualcosa in più sarebbe inutile e può non essere male accontentarsi dei ritmi serrati e dei graffi felini dispensati un tanto al chilo. Le sveltine elettriche delle Bleached sono rotonde, felpate, mai esasperate e in fondo gradevoli. Didascalica quanto agile la scrittura, furbetta la forma, ma tocca riconoscere che anche in un sottogenere sempre più affollato come questo si è ascoltato decisamente di peggio, in tempi recenti. Le losangeline azzardano qua e là (“Desolate Town”) un calco delle Hole degli anni d’oro e la simulazione riesce anche benino. Se è nel puro revival che dobbiamo andarci a chiudere ancora una volta, tanto vale saperlo in anticipo e senza equivoci: in “Wasted On You” il tono smaliziato e sbarazzino del punk-pop di marca Ramones abbassa tutti i coefficienti di difficoltà ma alle ragazze calza bene. Poco più di un compitino, insomma, ma svolto come era lecito attendersi e senza grossolane cadute di tono.

Le Bleached vorrebbero passare per selvagge più di quanto non siano, ma se non altro suonano un po’ più divertenti e meno artefatte che nell’esordio. Il meglio lo offrono quando è la leggerezza a venir ricercata e si abbozza quel pizzico di intonazione ironica. Vale per “Sour Candy”, il singolino ammiccante che, per restare all’attualità, non esce malconcio da un eventuale confronto con ben più titolati alfieri dell’indie-pop con i muscoli, i redivivi Dressy Bessy; e regala risultati apprezzabili anche nella squillante e acidognola “I'm All Over The Place”, dove il loro clit-rock all’acqua di rose sceglie di giocare a carte scoperte e si concede inflessioni ludiche che sono un’autentica ventata di aria fresca. La gioiosa china easy-listening presa dalla chiusa, “Hollywood, We Did It All Wrong”, le fa assomigliare un briciolo (proprio solo un briciolo) di più alle Peach Kelli Pop, e il parziale riposizionamento le rende assai meno antipatiche di come le ricordavamo.

L’assenza di sbavature marchiane e la regolarità di una prova vigorosa, attenta a non scadere nella grottesca caricatura rock (a differenza delle pessime Deap Vally) fa il resto. Con giusto qualche posa in meno e la salutare cura delle proprie inclinazioni, il terzetto della San Fernando Valley potrebbe persino scoprire, un giorno, di essersi trasformato in una band interessante.

(06/04/2016)

  • Tracklist
  1. Keep On Keepin' On 
  2. Trying To Lose Myself Again
  3. Sleepwalking
  4. Wednesday Night Melody   
  5. Wasted On You        
  6. Chemical Air 
  7. Sour Candy   
  8. Desolate Town          
  9. I'm All Over The Place (Mystic Mama)       
  10. Hollywood, We Did It All Wrong
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