Il Pinguino Imperatore

Domeniche alla periferia dell'impero

2016 (Stormy Weather) | alt-rock

Chitarre nevrili cercano una spalla con cui marciare, con le loro andature sghembe e schizofreniche. La trovano nelle pelli di una batteria che è il motore a propulsione di tutta la musica de Il Pinguino Imperatore. L'istrionica band umbra si ripresenta con "Domeniche alla periferia dell'impero", ornando il proprio prodotto con le vesti del disegnatore Stefano Ricci, l'autore della figura in copertina rappresentata nell'atto liberatorio di espellere il marcio che stagna nel profondo.

Se i Rage Against The Machine e gli At The Drive-in fossero due strade, si incontrerebbero nel punto esatto in cui sorge "Meccanotecnica", la prima traccia dell'album in questione, dove già si palesa l'essenza dei testi de Il Pinguino Imperatore: versi poetici, parole ricercate, accostamenti surreali (il video del singolo "La Barba", non a caso, è ambientato anche in una culla del surrealismo architettonico italiano: La Scarzuola di Montegabbione), insomma: non esattamente lo specchio su cui riflettersi per rinvenire i propri lineamenti e le proprie esperienze, semmai un flusso coscienziale dentro cui perdersi naufragando. Questo flusso di pensieri poggia costantemente su una base strumentale instabile, giacché in continuo movimento. Se questi strumenti, con le loro linee melodiche e le loro pulsazioni creassero un corpo umano con nervi, tendini e cuore, darebbero vita a un uomo in continua iperattività.
"Iononsonosincronico" è in questo senso esemplare; una canzone sul tempo, che, con il solo esistere e suonare, destruttura il tempo stesso, escludendo ogni soluzione di continuità durante il suo incedere; un incedere che origina da un incipit a cappella che ricorda i Marta Sui Tubi - riferimento costante, quando si discute sulla natura della band umbra - per poi intraprendere un cammino completamente differente, che sembra, come accade in altri episodi dell'album, quello già solcato dai Mars Volta.

È difficile assecondare Il Pinguino Imperatore; arduo cantare, se "Domeniche alla periferia dell'impero" non è stato ascoltato, riascoltato e metabolizzato a dovere. Per ogni regola, però, esiste la sua eccezione. Stavolta si chiama "Mediterranea", un quasi-rap che si scioglie nel ritornello più melodico del disco e che ospita un desiderio à-la Francis Scott Fritzgerald di Benjamin Button: "Avrei voluto: morire, guarire dalle malattie, dimenticare e innamorarmi, alla rovescia".
Controtempi, cambi continui, dinamiche dall'ampio respiro. Frank Zappa, Captain Beefheart, perfino progressive-rock anni Settanta ("Come la notte"): "Domeniche alla periferia dell'impero" è un calderone, un coacervo di idee presentate in maniera tale che non sussista un vero e proprio punto di riferimento.
Troppo manierismo? Puro esercizio di stile? Di sicuro la linea che separa la maniera dalla sincerità è sottilissima, come quell'ironia traghettata dalla voce aguzza e imberbe di Narciso Arasce Ottaviucci, che si innerva ogni volta, per dieci volte, tra le ritmiche increspate del disco.

Decifrare un significato preciso nelle parole, spesso, è un cul de sac, ma intuire il senso generale, il contesto e la condizione esistenziale che si intende esprimere è tutt'altro che impossibile - che sia un rapporto sul viale del tramonto, come in "Nemmeno la tua idea" oppure l'amore immaginato bukowskiano di "Cenni a Chinaski", dove, a tratti, la voce del cantante è completamente sovrastata dagli strumenti.
È questa la musica de Il Pinguino Imperatore. Puoi cercare di farla tua, ma non ti apparterrà mai completamente. Come la donna più bella del mondo; come una sostanza che, quando la stringi, scivola via tra un interstizio e l'altro delle dita.

(09/07/2016)

  • Tracklist
  1. La Meccanotecnica
  2. La Barba
  3. Come La Notte
  4. Iononsonosincronico
  5. Mediterranea
  6. Ulrike
  7. Nemmeno La Tua Idea
  8. Cenni A Chinaski
  9. Xares
  10. Cul De Sac
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