Little Scream

Cult Following

2016 (Merge) | alternative, pop

Nel nuovo corso produttivo della Merge Records abbondano fluidi sonori glam, se da una lato i texani A Giant Dog mescolano il rock americano con bizzarrie anglofone alla maniera degli Sparks, dall’altro versante la musica di Laurel Sprengelmeye (ovvero Little Scream) fa volteggiare folk, art-pop e glam-disco su interessanti divagazioni elettroniche che fanno della musicista canadese l’erede più autorevole della versatilità degli Arcade Fire.

“Cult Following” è il secondo album di Little Scream, ennesimo puzzle complesso e multiforme difficile da catalogare e descrivere, ma del quale è impossibile non cogliere la consistenza sonora e la raffinata scrittura.
Laurel Sprengelmeyer è un’artista poliedrica, ha studiato piano e violino in tenera età, prima di approcciare la scrittura e il canto, sviluppando altresì attitudini artistiche complementari (suo il quadro a olio che campeggia sulla copertina del primo album). Nel suo curriculum fanno bella mostra le collaborazioni con Arcade Fire, Thee Silver Mt Zion e National (corista nell’album “High Violet”), artisti dai quali ha attinto quell’abilità di estrarre emozioni da linguaggi sonori familiari.
La musica di “Cult Following” è puro dream-pop, non per una collocazione stilistica ben precisa, piuttosto per quell’attitudine al sogno e alla mancanza di logica; le canzoni sono incubi, o se volete sogni, apparentemente morbidi e concilianti, eppure ricchi di trappole e sorprese.

Elaborato e curato nei particolari, il secondo album a nome Little Scream passa dalla disco post-Bee Gees di “Love As A Weapon” al dream-folk etereo di “Silent Moon” senza mostrare segni di schizofrenia o ambiguità.
Le canzoni si susseguono evolvendosi dal synth-pop glaciale (“Dark Dance”) verso sotterranee atmosfere elettro-folk (“Evan”), con mutazioni stilistiche che si avvicendano anche all’interno dello stesso brano (“Wreckage”), coinvolgendo una quantità enorme di strumenti e di ospiti estemporanei, tra i quali Sufjan Stevens, Sharon Van Etten, Aaron e Bryce Dessner (National), Kyp Malone (Tv on the Radio) e Mary Margaret O'Hara.

Nonostante le premesse siano quelle di un art-pop multiforme e leggero, “Cult Following” è un disco abbondante e imprevedibile, ricco ed elaborato al punto da poter risultare pretenzioso.
Il graffio rock di “The Kissing” non disdegna cambi armonici tipici del progressive, “Silent Moon” varca i confini del folk sposando lo stile poetico asciutto di Karen Dalton con il suono visionario di Julee Cruise, mentre “Wishing Well” si adagia in quel mondo fantastico dove Kate Bush e i Sigur Ros giocano con i fantasmi.

Album non facile e spesso fuorviante, il nuovo progetto di Little Scream rischia di confondere l’ascoltatore per l’eccessiva varietà delle canzoni, ma è proprio in questa intrigante mutazione stilistica che risiede il fascino di “Cult Following”, uno dei dischi più spiazzanti dell’anno che si fa amare o odiare con la stessa intensità.
Maneggiare con cura.

(05/11/2016)

  • Tracklist
  1. Welcome To The Brain
  2. Love As A Weapon
  3. Dark Dance
  4. Introduction To Evan
  5. Evan
  6. Aftermath
  7. The Kissing
  8. Wishing Well
  9. Wreckage
  10. Someone Will Notice
  11. Silent Moon
  12. Goodbye Every Body




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