Suiyoubi No Campanella

UMA

2016 (Warner) | electropop, hip-hop, j-pop

In fondo c'era da aspettarselo, anzi, forse il momento è arrivato pure più tardi rispetto a quanto era lecito attendersi. Alla ricerca disperata di nuovi talenti che arginino l'impietosa carenza di volti di successo, di nuove star a rimpiazzarne di vecchie già abbondantemente avviate sul viale del tramonto, è nel calderone dei circuiti indipendenti che le major discografiche giapponesi, sempre più con l'acqua alla gola, tentano di scovare i possibili fenomeni del futuro, i nuovi idoli delle masse. Con lo strapotere delle girl-band di Yasushi Akimoto a imperare incontrastato dall'inizio del decennio, lo scenario non sembra essere destinato a cambiare molto rapidamente, eppure l'ascesa di realtà come le Charisma.com, Daoko o i Sekai No Owari (questi ultimi già lanciatissimi) sembra voler profetizzare che in fondo il giro di boa è più vicino di quello che si pensi. Nel novero di questi act più o meno emergenti, approdati alle grazie di etichette di peso, i Suiyoubi No Campanella (meglio noti all'estero come Wednesday's Campanella) sono tra quelli più recenti, ma anche tra quelli con la maggiore esperienza e scafatezza dei meccanismi pop. Capaci di sbaragliare la concorrenza a suon di pubblicazioni dal 2013 in poi, con un utilizzo intelligentissimo e raffinato del mezzo video (visitate il loro canale Youtube, avrete di che sbizzarrirvi per ore) e un mélange stilistico che dall'hip-hop attraversa l'elettronica da dancefloor, l'avanguardia pop e la dancehall, il giovane terzetto di Tokyo ha giocato con estrema accortezza le proprie carte. Nel fare ciò, non soltanto ha contribuito a erodere i confini sempre più labili di un macro-contenitore quale il j-pop, ma di fatto ne ha proposto una versione 2.0, attraversata da un sottile gusto citazionista e da assoluta mancanza di freni creativi. L'interesse della Warner, che ha curato la distribuzione del nuovo “UMA”, di fatto non è altro che il suggello di un percorso già di per sé arrivato da solo a traguardi importanti.

Alla fine l'ultimo Ep, pur non costituendo in alcun modo una degenerazione espressiva dei tratti topici del trio, non fa altro che ribadire per un pubblico possibilmente ancora più ampio quanto attraversa le menti di KOM_I (l'unica dei tre ad apparire in pubblico e a sbrigare di persona le attività promozionali), Kenmochi Hidefumi (già attivo prima dell'istituzione della band come producer downtempo) e Dir.F, le caratteristiche di un progetto tra i più esplosivi degli ultimi anni. D'altronde lo stesso tocco lirico dal divertito approccio surrealista, quando non proprio dada, suggerisce una raffinatezza e un'accortezza nei riferimenti e nelle combinazioni che va molto oltre i limitati contenuti testuali di tanto j-pop contemporaneo. A questo giro, piuttosto che figure storiche del passato sono creature mitologiche e bestie folkloristiche varie a ornare i titoli del lavoro, ma il sottile gioco di accostamenti e narrazioni procede al solito per i fatti suoi, indipendente da fili rossi e concept di ogni sorta.
Analoga è la libertà che i tre si prendono nel trattare anche la propria musica, sì sottoposta a un trattamento che cerca di tirare fuori il massimo potenziale pop possibile, ma comunque difficilmente limitata da vincoli formali o contenutistici. Se il rischio è quello di trovarsi alle prese con dischi-compilation, la presenza di KOM_I, foss'anche attraverso semplici campionamenti vocali, fornisce coerenza “narrativa” ai lavori, dona loro autentica personalità. Nel caso di “UMA”, tra i progetti più variegati del trio, il suo contributo si fa fondamentale. Che si tratti di muoversi tra rap e canto sopra una delle basi electro-house più ricche degli ultimi anni (David Guetta avrebbe di che rodersi le mani, ad ascoltare “Chupacabra”), oppure di comparire soltanto attraverso risatine e grida, lei non manca di guidare lo svolgersi dei brani verso il suo naturale sviluppo, di tracciare una linea che porti l'album a essere definito tale, e non una semplice collezione estemporanea.

Quale sia questa linea, lo si deduce dal modo in cui le spericolatezze vocali di KOM_I, talvolta fin troppo esagerate (l'annaspare di “Phoenix” era evitabile), la naturalezza che mostra nell'adattarsi a ogni brano pur con un timbro apparentemente molto meno sfumato di quanto sembrerebbe, piano piano cedono il posto alla musica, fino quasi a diventare un'influenza impalpabile, un contorno insostituibile, e allo stesso tempo limitato. Si passa quindi dall'electro-pop in chiave breakbeat di “Tsuchinoko” (qui Yasutaka Nakata avrebbe di che prendere nota), puntellato da arabeschi di pianoforte su cui consentire alla voce di esprimersi in piena libertà, ai vocalizzi inintelligibili di “Tapir”, che finiscono quasi col diventare parte integrante del tappeto ritmico del brano, drum'n'bass atmosferica dagli accenti global. Nel mezzo un intero universo sonoro, che non manca di regalare parecchie soddisfazioni: dalla reinterpretazione del moombahton alla luce della jungle e di motivi folk giapponesi in “Yeti” (KOM_I più energica e trascinante che mai), alla piano-house della già menzionata “Pheonix”, ce n'è per tutti i gusti, la produzione di Kenmochi non manca di evidenziare tutta la sua inventiva, la voglia di non porsi limitazioni.
Rimane comunque sorprendente come in un disco destinato al pubblico generalista, si sia riusciti a infilare un brano così audace come “Kraken”. Attorno a un andamento a-melodico ciondolante e dai tratti dream-ambient, i Suiyoubi No Campanella costruiscono una cornice iper-sperimentale nella quale lasciar vagare linee di basso, chitarre rutilanti, linee distorte di pianoforte, beat sinuosi in asincrono, per un effetto complessivo che a momenti sfocia nella trance pura. Vero è che il Giappone ha abituato nel tempo a band dalle ambizioni mainstream capaci di offrire prodotti articolati e non propriamente orecchiabili (Dir en grey anyone?), eppure lo stacco rimane comunque impressionante, al di là dell'abilità dei tre di sapersi destreggiare negli ambiti più disparati.

Come già detto a riguardo delle Charisma.com, l'approdo a una realtà discografica di maggiore peso sembra non aver scalfito minimamente la creatività e la personalità del terzetto. In attesa di quello che sarà il primo album major, “UMA” è il migliore biglietto da visita che i Suiyoubi No Campanella potevano mostrare.

(27/10/2016)

  • Tracklist
  1. Chupacabra
  2. Tsuchinoko
  3. Yeti
  4. Unico
  5. Phoenix
  6. Tapir
  7. Kraken


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