Travis

Everything At Once

2016 (Red Telephone Box) | pop-rock

Fran Healy me lo sono sempre immaginato come un tipo particolarmente tranquillo e abitudinario. Di quelli che organizzano le loro giornate in modo metodico, ripetendo gli stessi gesti, le medesime consuetudini, creandosi attorno un mondo rassicurante nel suo perpetuarsi e con l'unico, vero obiettivo di riuscire a fare tutto ciò senza dare noia a nessuno. Questa, almeno, è la sensazione che ho sempre provato ascoltando le sue canzoni: un compagno di viaggio taciturno ma confortante, con il quale vale sempre la pena di scambiare quattro chiacchiere per ottenere puntualmente una risposta intelligente.
Allo stesso modo la carriera dei Travis è, in buona sostanza, la variazione (spesso impercettibile) di un tema fuori dal tempo e dalle mode, come se gli orologi si fossero bloccati per sempre nella primavera del 1997. Un canovaccio costellato di gemme pop-rock che pian piano conquistano con le loro arie gentili, i riff puliti, le atmosfere che sanno farsi gioiose (ricordate la vecchia "Sing"?) o malinconiche con identico, calibrato trasporto.

Tutte istanze che il nuovo "Everything at Once", registrato in quegli Hansa Tonstudio berlinesi ormai divenuti una seconda casa per il quartetto scozzese, si guarda bene dal toccare. Se la title track - pubblicata nei mesi scorsi - torna a centellinare quella componente elettronica già assaggiata nel precedente "Where You Stand", l'unico sussulto di vera sorpresa lo offre "Idlewild" in cui la cantautrice Josephine Oniyama prova a dare un taglio più moderno a un brano comunque poco consistente. E la mancanza di ispirazione è forse il tratto più evidente di un album che ha tutta l'aria di collocarsi come capitolo minore nella discografia del combo di Glasgow.

Non fosse per l'azzeccata ballad "3 Miles High", secondo singolo estratto e più diretto rimando al passato britpop, e per il positivo uptempo "Magnificent Time", incorniciato dal più arioso tra i chorus del lotto, parleremmo anzi di vero buco nell'acqua. La rassicurante e agrodolce "What Will Come" è puro Travis-style, ma non sembra niente più che una versione più annacquata dei classici della band.
"Animals" e "Strangers on a Train" (che torna a prendere le mosse dal piano) potrebbero uscire da un qualsiasi album degli ultimi U2, mentre l'incerta "Radio Song" e la magniloquente "Paralysed" si contraddistinguono per un mood più oscuro.

Che i Travis sappiano ancora scrivere delle oneste pop song ce lo ricorda invece "All of the Places", che con i suoi arpeggi si candida a fare da colonna sonora alla bella stagione ormai alle porte. Tutto sommato, anche nei loro capitoli meno ispirati i Travis riescono a sfoderare due-tre assi nella manica. E anche questo è rassicurante, non è vero?

(13/05/2016)

  • Tracklist
  1. What Will Come 
  2. Magnificent Time
  3. Radio Song
  4. Paralysed
  5. Animals
  6. Everything at Once
  7. 3 Miles High
  8. All of the Places
  9. Idlewild
  10. Strangers on a Train


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