Avey Tare

Eucalyptus

2017 (Domino) | songwriter, lo-fi

Asse portante, assieme a Panda Bear, degli Animal Collective, l’Avey Tare di “Eucalyptus” compie un raro atto di contrizione e autocritica, talmente personale che avrebbe potuto, finalmente, comparire a suo nome (David Portner, ndr) anziché rimanere coperto dal consueto nome di battaglia. In ogni caso, c’è tutta l’intenzione d’immergersi in un bagno catartico in grado di far rinverdire la memoria delle proprie radici selvatiche free-folk, dopo gli eccessi di produzione e lustrini di “Centipede Hz” (2012) e “Painting With” (2016), e gli egocentrismi un tantino fuori controllo del suo primo da bandleaderEnter The Slasher House” (2014), a nome Avey Tare’s Slasher Flicks.

Onore alle intenzioni: le risultanze sono però ben distanti dal rendere in potenza cotali assunti, nonostante utilizzi diversi ospiti (tra cui Angel Deradoorian ripresa dai suoi Slasher e nientemeno che Eyvind Kang e Jessica Kenney). L’opera copre uno spettro ristretto e confuso, che parte da un’imitazione oltremodo soffice di Xiu Xiu (stornelli continuamente disturbati dall’elettronica, “Season High”, e poi le ancor più nette e innocue “PJ” e “In Pieces”) e arriva a canti tossicomani che scimmiottano il primo Devendra Banhart (la quasi-kabuki “Melody Unfair”, “When You Left Me”, “Sports In July”), oltre ad affidarsi a facili ritmi boogie (“Roamer”).

Nemmeno i due pezzi estesi convincono. “Selection Of A Place”, sei minuti in varie parti, è poco più di un provino casalingo. “Coral Lords” è un recitativo svanito sullo sciabordio del mare, allettante per un po’, ma stiracchiato a più del doppio del necessario. Solo il carnevale esotico di “Jackson 5”, di gran lunga la canzone più vitale e divertente del lotto, e in parte anche “Ms. Secret” (un country-folk lineare), rispolverano un talento non limitato agli strimpellamenti in bassa qualità rimpinzati d’elettronica.

A un primo ascolto viene in mente lo Skip Spence fuoriuscito dai Moby Grape, quello colto tra lucidità e follia di “Oar” (1969), e la cosa si fa a tratti esaltante. Procedendo, tutto si appassisce in un’inestinguibile logorrea che rilassa, ritarda i tempi, e toglie senso all’impianto. Vorrebbe essere un requiem (alla fine della sua relazione, alla sua band, all’innocenza), invece è un disco inutile, quasi un de profundis alla sua personalità artistica, che fa poco per distinguersi da un album di riempitivi. Il montaggio elettronico in due parti, “Lunch Out Of Order”, è una lontana eco di “Down There” (2010). Deakin dietro al mixer: non un grande produttore. Seguito dell’Ep “Meeting Of The Waters” (2017) a nome Animal Collective (ma solo lui e Geologist, niente Panda Bear), pubblicato nel Record Store Day.

(22/07/2017)

  • Tracklist
  1. Season High
  2. Melody Unfair
  3. Ms. Secret
  4. Lunch Out Of Order pt. 1
  5. Lunch Out Of Order pt. 2
  6. Jackson 5
  7. Dr Aw One For J
  8. PJ
  9. In Pieces
  10. Selection Of A Place
  11. Boat Race
  12. Roamer
  13. Coral Lords
  14. Sports In July
  15. When You Left Me
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