Tre anni dopo l'esordio "
Acquatinta" (2014), il musicista Federico Mosconi torna con un nuovo album sempre al confine tra musica ambient ed elettroacustica, ma più unitario e compatto rispetto al precedente. "Colonne di fumo" riduce sia la componente
noise sia quella della
musique concrete, per una maggiore vicinanza a un ambient più tradizionale ma più maturo.
Il nuovo Lp consta di otto quadretti elettronici che dipingono paesaggi sonori richiamanti le imprevedibili e cangianti figure formate da immaginarie colonne di fumo. Immagini volubili e impalpabili, che cambiano tanto rapidamente da non poter essere mai nitide, sfocandosi sempre più sino a disperdersi nell'ambiente.
Mosconi si muove ancora tra elettronica e chitarra, mostrando una crescente maturità che lo porta perennemente in bilico tra i vecchi e i nuovi maestri dell'elettronica. Si passa dai crepuscoli alla
Tim Hecker di "Notturno" agli impetuosi synth alla
Brian Eno della piccola gemma di "Il tempo regalato"; quando giungono paesaggi simil-industriali ("La fabbrica del vapore"), la componente emotiva aumenta sino all'ingresso della chitarra che interrompe, nel finale, il crescendo dei flussi elettronici.
Ma se le colonne di fumo possono assumere forme sempre diverse, allora diverse saranno le influenze dei vari brani; in "Nel bosco ascolto i pensieri" sono gli inquieti
glitch di
Fennesz a predominare, accompagnati da percussioni tribali e archi
schulziani. Se finora i paesaggi di Mosconi sono oscuri e crepuscolari, in "La voce di un ricordo che si allontana" assumono connotati persino minacciosi, tanto appaiono massicci e imponenti le colonne di suono (o di fumo). Si chiude con "Detriti", quattro minuti rarefatti e impalpabili di grande emotività e poesia.
Dopo gli ottimi album del 2016 ("
Thisorder", "
Introspections" e "
Flow"), l'etichetta italiana di
Francis M. Gri, la KrysaliSound, continua a regalarci album di notevole interesse.