Huw Evans è l’ultimo degli anticonformisti del pop-rock gallese, un personaggio emerso dall’oscurità dell’underground grazie al successo di “In The Pink Of Condition”, un album per il quale è stato acclamato come discepolo di Kevin Ayers. Con “I Romanticize” H. Hawkline amplia notevolmente le proprie devianze stilistiche, restando coerentemente ancorato a visioni hefneriane in bilico tra indie-pop e folk trasversale (“Salt Cleans”), immergendo il tutto in groove ritmici più solidi, che a volte ripescano suggestioni ipnotiche in chiave post-punk.
Il nuovo album del musicista gallese è la celebrazione del surrealismo, lo stesso che si agita dietro le intuizioni geniali di Mac DeMarco (“Engineers”) o Stephin Merritt (“Last Days In The Factory”). Affabilmente lisergica, la musica di H. Hawkline ha affinità con le sghembe tessiture chitarristiche di Jonathan Richman o Connan Mockasin (“Means That Much”), a volte ostenta un romanticismo naif alla maniera degli Orange Juice (“Love Matters”) e infine valica senza pudore e timore i confini di genere, citando esplicitamente i Television su tempi ritmici alla Talking Heads (“Television”).
Il musicista rende comunque malleabile e gradevole un pop psichedelico abbastanza sbilenco e straniante, senza rinunciare ad armonie sconnesse (“Salt Cleans”), distorsioni vocali e strumentali dai toni plumbei (“Cold Cuts”) e dissonanze in odore di velato pathos (“My Mine”). E’ come un pittore naif alle prese con delle tavolozze sonore imbrattate apparentemente a casaccio con secchiate di colore, un musicista abile nell’alternare a fragili folk-pop canzoni passionali e ipnotiche.
Spetta comunque alla conclusiva “Last Thing On Your Mind” e al suo corposo mix di drammaturgia e humour a base di organo, synth e drum machine l’onere di offrire la melodia più confortevole dell’album.
Con “I Romanticize” H.Hawkline conferma tutte le ottime credenziali del precedente “In The Pink Of Condition”, senza tentare l’effetto deja-vu o copia-carbone. Un disco perfetto per chi vuole ripulirsi le orecchie dalla routine degli ascolti consigliati da Spotify.
29/06/2017