Joan Shelley

Joan Shelley

2017 (No Quarter) | country-folk, songwriter

Se l'endorsement e il sostegno alla produzione, nei primi anni di carriera della cantautrice del Kentucky, da parte di Daniel Martin Moore poteva essere considerato segno di interesse potenziale solo per un nerd della scena folk, ora non ci sono più scuse: Jeff Tweedy, dopo averla scelta per fare da spalla al tour americano degli Wilco, tiene ora le redini di questo album omonimo, giunto a due anni dall'ultimo "Over And Even".
Se il precedente poteva essere considerato suo punto d'arrivo dal punto di vista espressivo, da una parte per il songwriting, ma soprattutto per l'ormai consolidatissima partnership con le lievi, pensose interpretazioni del chitarrista Nathan Salsburg (e spente le velleità bandistiche di "Electric Ursa"), "Joan Shelley" rappresenta un ulteriore passo verso un'iconografia artistica che ha pochi uguali nel panorama contemporaneo.

È proprio l'autoreferenzialità a costituire il primo, importante segnale della maturazione artistica della Shelley, anche solo a partire dal titolo e dalla cover. L'"interprete" è ciò che spicca in "Joan Shelley", ancor più che nel disco precendente: la produzione di Tweedy mette gli arrangiamenti (non solo chitarra ma anche batteria, organo, tastiera del fido James Elkington) in secondo piano, orchestrando i silenzi in cangianti interiezioni che presto lasciano spazio alla voce di Joan ("Go Wild"), addirittura studiando le accordature per accentuare le corde "basse" della sua acustica (esemplare il pianoforte appena accennato di "Isn't That Enough").
Il tutto genera un'estetica "trattenuta" che esalta la comunque estrema semplicità della scrittura della Shelley (ma mai davvero "canonica", anche nei brani più apparentemente tradizionali come "Where I'll Find You"), che però risuona nella sua musica dell'essenza della musica popolare, spesso ripetitiva, spesso embrionale e quasi casuale. Eppure in "Joan Shelley" c'è ancora meno contenuto che suona davvero casuale, ed è questo il segno della forza espressiva ormai raggiunta.

Pieno di finezze armoniche e di interpretazioni di calma forza e intensità ("Even Though" una bella strizzata d'occhio sarcastica a tutte le wannabe Joni Mitchell, in altri momenti si ambisce al lirismo favolistico di Vashti Bunyan), questo album omonimo certifica una carriera di rara solidità nel panorama cantautorale contemporaneo, della quale neanche il contatto con un mondo musicale di più ampie proporzioni (speriamo sempre maggiori) sembra aver cambiato la traiettoria.

(10/05/2017)



  • Tracklist
  1. We'd Be Home
  2. If The Storms Never Came
  3. Where I'll Find You
  4. I Got What I Wanted
  5. Even Though
  6. I Didn't Know
  7. Go Wild
  8. The Push and Pull
  9. Pull Me Up One More Time
  10. Wild Indifference
  11. Isn't That Enough
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