Liars

1/1

2018 (Mute Records) | soundtrack

Dopo diciotto anni di onorata carriera i Liars, creatura cangiante nella formazione e nomade nella scelta dei luoghi di registrazione (New York, Berlino, Los Angeles), tentano la strada della soundtrack. Strano che abbiano provato così tanti anni dopo l’esordio del 2000, in quanto la loro musica ha sempre avuto elementi cinematici, soprattutto se per questi si intende una certa capacità di scavare intorno a fobie e demoni interiori. Una carriera impeccabile che parte da una via di mezzo tra post-punk e no wave, passando per il capolavoro "Drum's Not Dead” (2006) dove chitarre anarchiche tra Public Image Limited e Amon Duul incrociano i ritmi dei Can, fino a una serie di nuovi album sempre diversi tra loro, che mandano di volta in volta in soffitta le chitarre rimpiazzate dall’elettronica, sino al recente “TFCF" (in verità, un album solista di Angus Andrew) che riscopre il rock d’avanguardia.

“1/1” è la colonna sonora del primo film del regista Jeremy Phillips, triste storia di una giovane donna tormentata da problemi esistenziali, droghe ed eccessi di vario genere. Una storia della modernità quindi, un malessere figlio del suo opposto, il “benessere” dell’opulenza americana. Registrato poco dopo la pubblicazione di “Mess” (2014), il disco vede i Liars (qui in versione duo, Angus Andrew e Aaron Hemphill) puntare decisi su una soundtrack elettronica, con tenaci appigli dubstep, alla ricerca di ritmi nevrotici e atmosfere claustrofobiche che spesso si riducono a mero abbozzo.
Stavolta i Liars non sperimentano, ma cercano di inserirsi nelle trame di una sceneggiatura a loro congeniale. Pulsazioni e ritmi d’n’b (“Cottagevej”), glitch (“Caused By The Glitch”), scenari industrial (“The Jelling Ship”), si susseguono uno dopo l’altro per inserirsi nelle immagini del film. “Helsingor Lane”, una cantilena ipnotica tra sciami di chitarre, piano, voce spettrale e fiati distorti, torna ai “vecchi” Liars di “Drum’s Not Dead” e rappresenta il momento più commovente di “1/1”, insieme al drone incessante di “Telepathic Interrogation”, che ricorda le colonne sonore di Nick Cave e Warren Ellis, e alle angoscianti manipolazioni di "Shitraver".
“Liquorice” è pura energia elettronica stordente immersa tra caos putrescente (“Drastic Tactic”) e ambient (“Nokke”). Il finale “Beyond”, il brano più lungo (sei minuti), concilia in parte gli elementi sopracitati senza aggiungere molto.

Il tentativo di soundtrack rappresenta un esperimento per la band newyorkese, un esperimento in cui - in fin dei conti - non sperimentano nulla; probabilmente un album piacevole ma di transizione, in attesa di un nuovo prossimo lavoro.

(14/08/2018)



  • Tracklist
  1. No Now Not Your Face
  2. Cottagevej
  3. Caused By The Glitch
  4. Helsingor Lane
  5. Lesson In Threes
  6. Telepathic Interrogation
  7. Gesta Danorum
  8. Caused By The Pitch
  9. The Jelling Ship
  10. Shitraver
  11. Drastic Tactic
  12. Liquorice
  13. Nøkke
  14. The Finger Plan
  15. Beyond




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