Dave Liebman, Tatsuya Nakatani, Adam Rudolph

The Unknowable

2018 (RareNoise) | modern creative, avant-jazz

Una nuova stagione creativa si prepara alla fine del decennio per Dave Liebman, anzitutto nei trentadue eleganti e dissociati minuti di “Fire”, per trio, contenuti in “Fire” (2018). Il forte del sassofonista newyorkese è però paradossalmente ancora dato dalle collaborazioni, come testimoniato, tra le numerosissime, anche dal suggestivo “The Unknowable”. Ad affiancarlo ci sono due nuovi veterani della percussione, il gongista d’origine nipponica Tatsuya Nakatani e Adam Rudolph, appassionato d’afro-fusion, già con mostri sacri come Sam Rivers, Roscoe Mitchell e Yusef Lateef.

Il risultato, a parte qualche risoluta incursione nei canovacci etnici prediletti da Don Cherry (“The Simple Truth”), ha spesso quasi più in comune con le stasi mantriche incommensurabili di Jon Hassell e Steve Roach che con il fraseggio di Coltrane, a cominciare da (e finendo con) le “Benediction”. “Late Moon” sembra anzi un ricalco d’un rituale tribale, e “Trasmutations” è una violenta rappresaglia di sole congas e stridori metallici. Laddove erano le percussioni a essere protagoniste, l’eponima “Unknowable” riporta invece al centro il sax in un concerto di riverberi elettronici.

La musica del terzetto diventa più banale quando è localizzabile, come per la samba (cacofonica) di “Present Time”. Comunque, “Distant Twilight”, praticamente un assolo di Nakatani all’arpeggio kabuki, vanta fascinosi rimbombi, “Cosmogram”, per live electronics e flauto sudamericano, sfiora il puro panneggio astratto, e “Premonition” suona come una sovrapposizione tra un sax sull’orlo del baratro e un poema elettroacustico fortemente improntato al ritmo.

Più di venti strumenti in tre, tra cui piri, sintir, zabumba e arpa mbuti, e un grande affiatamento, intenzioni e visioni compatte. La spartizione in piccoli quadretti, a volte anche bozzetti, l’andazzo da quaderno d’appunti possono infastidire, distrarre da quell’ascolto focalizzato che il progetto richiede. Accertate le qualità: effetti sonori strabilianti, particolarità timbriche trattate con sapiente nonchalance, coinvolgimento tutto sommato caldo anche nelle zone più arcanamente sperimentali. A settant’anni suonati, Liebman cava nuovi avventurosi lemmi per il jazz a venire. Artwork di Rudolph.

(01/06/2018)

  • Tracklist
  1. Benediction (Opening)
  2. The Simple Truth
  3. Late Moon
  4. The Unknowable
  5. Skyway Dream
  6. Trasmutations
  7. The Turning
  8. Present Time
  9. Distant Twilight
  10. Iconographic
  11. Cosmogram
  12. Premonition
  13. Benediction (Closing)
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