MIEN

MIEN

2018 (Rocket Recordings) | psych-rock

Di primo acchito, accostare due band così lontane geograficamente e stilisticamente come i Black Angels e gli Horrors potrebbe sembrare un azzardo bello e buono. Difatti l’unico comune denominatore dei due progetti, declinato però in maniere assolutamente agli antipodi, è la psichedelia – intesa dai primi più classicamente, continuando di fatto la tradizione decennale della loro natìa Austin, e dai secondi più evolutivamente, facendole lambire altri luoghi musicali, dal kraut al synth-pop, passando per industrial e shoegaze.
Tanto è bastato però a Tom Furse, che degli Horrors è tastierista, e ad Alex Mass, che dei Black Angels è l’iconica voce, a decidere di unire le forze – congiuntamente a quelle di Rishi Dhir degli Elephant Stone e John Mark Lapham degli Earlies - e mettere in piedi questa specie di anti-supergruppo denominato misteriosamente MIEN. Dietro il progetto, infatti, non ci sono grandi pretese e aspettative, men che meno ambizioni commerciali di sorta, ma solo la sincera passione dei suoi membri per tutto quanto è psych. Peraltro, prima che i quattro si decidessero a dare un frutto alle chiacchierate dietro le quinte dei millemila festival di cui hanno condiviso le line-up ci sono voluti una decina d’anni.

Con tali premesse, questo esordio omonimo non poteva che rivelarsi un disco di psichedelia totale quanto variegata. L’introduzione affidata a “Earth Moon” ha il sapore speziato di un raga e irretisce con fitti grovigli di sitar e flauti; siamo negli anni 60 più affascinati dalle filosofie ascetiche orientali, ma diversioni e vertiginose inversioni a U sono dietro l’angolo. “You Dreamt” è un mantra di percussioni a sonagli non lontano dalle concitate celebrazioni world dei Goat, “Hocus Pocus” ingoia invece ogni forma di ritmo e spedisce il disco nello spazio, con Furse che imposta i suoi pannelli di controllo sintetici su coordinate Tangerine Dream.
Rotta mantenuta nella seconda parte della conclusiva “Earth Moon – Reprise”, dove l’astronave MIEN viene propulsa da una batteria ovattata suonata in totale assenza di gravità. Il pezzo più disorientante è però “Odessey”, che alterna versi violenti sostenuti da tastiere incazzose a strambissimi coretti pop, intonati da fanciulle un po’ odalische e un po’ pin-up.

Conoscendo bene Maas e le sue preoccupazioni per la rovina cui i capitalismi stanno conducendo la nostra Terra, non sorprende la presenza di una satira violenta come “(I’m Tired Of) Western Shouting”, il cui titolo viene ripetuto ossessivamente su uno sfondo di chitarre apocalittiche.
Molto probabilmente “MIEN”, in termini di diffusione, rappresenterà poco più che un oggetto di culto per irriducibili dei festival psichedelici. Ed è un peccato, perché si tratta di un formidabile compendio del genere, suonato splendidamente e capace di ottemperare alla sua – inevitabilmente - scarsa originalità grazie alla passione di ciascuno dei suoi membri per la materia in oggetto. Passione che trasuda da ogni tocco di tastiera, da ogni parola proferita con fare ieratico, da ogni accordo lisergico di chitarra e dalla riverenza sacrale con cui ogni viene sfiorata ogni corda di sitar.

(23/04/2018)

  • Tracklist
1. Earth Moon
2. Black Habit
3. (I'm Tired of) Western Shouting
4. You Dreamt
5. Other
6. Hocus Pocus
7. Ropes
8. Echolalia
9. Odessey
10. Earth Moon (Reprise)


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