Quattro tracce che sarebbero state benissimo dentro “Relatives In Descent” e che sottolineano lo stato di grazia che la band di Detroit sta attraversando. Gli ingredienti di “Consolation” sono i medesimi del loro manifesto musicale – pubblicato giusto un anno fa – ma questa volta oltre alle chitarre nervose, alle liriche stordenti, all’atmosfera vigorosamente elettrica, troviamo in due episodi il contributo vocale di Kelley Deal delle Breeders, sorellina della più celebre Kim.
Sono post-punk velenosi i due minuti e spiccioli della devastante “Wait”, che apre in maniera imperiosa la scaletta, così come tutt’altro che rassicurante è la più melodica “Same Face In A Different Mirror”. Musica reazionaria, eversiva, rabbiosa, sottolineata dalle sei corde che identificano il pericolo imminente, che sembrano dover esondare da un momento all’altro, contenute a stento entro i possenti argini innalzati dall’infernale sezione ritmica. Poi la signora Deal dona un tocco di grazia femminile alle successive due tracce: “Wheel Of Fortune”, perfetta come singolo di lancio, e la conclusiva “You Always Win”.
Joe Casey impersona uno degli avamposti più autorevoli dell’anti-trumpismo: a capo dei Protomartyr replica in musica tutto il clima di emergenza che regna attualmente negli Stati Uniti e, in fin dei conti, non soltanto da quelle parti. Terminato l’ascolto, non troviamo “consolazione”, restiamo semmai avvolti da una sensazione di diffusa rassegnazione. Una volta concluso il quadriennio presidenziale, gli americani torneranno a votare, e l’esito non sarà così scontato. Tornasse a vincere Trump, potrebbe sì essere un disastro per gran parte dei cittadini d’oltreoceano, ma avremmo potenzialmente davanti a noi ulteriori quattro anni di grande musica, ancor più incazzata di adesso. Magra consolazione, ma almeno questa ce la manterremo volentieri.
02/10/2018
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