Bat For Lashes

Lost Girls

2019 (AWAL) | synth-pop, art pop

L'avevamo lasciata sposina con il cuore spezzato. Alle prese con una fuga disperata dopo aver appreso, tutta agghindata sull'altare di una chiesa, della tragica dipartita del promesso marito, rimasto ucciso in un incidente stradale. Imbambolati dalla potenza della messinscena e dalla solidità narrativa con cui Natasha Khan aveva costruito "The Bride", ipnotizzati dal ritmo da cuore esanime della sua opera quarta, abbiamo passato gli ultimi tre anni a chiederci quale direzione la talentuosa chanteuse avrebbe scelto per la sua quinta sortita. Quali emozioni avrebbero segnato il nuovo disco, quali umori, quali suoni.

Meno strettamente di "The Bride", anche "Lost Girls" è un concept album, certamente più frammentario del suo predecessore e diluito in più linee narrative. Gli scenari in cui si muove sono chiari ancora prima di premere play, grazie a un titolo che è un programma, dedicato alle protagoniste del disco e al contempo citazione del cult anni 80 di Joel Schumacher. Quell'iconico "Lost Boys", con i teenager vampiri capeggiati da un coolissimo Kiefer Sutherland e una colonna sonora leggendaria, della quale qualche pezzo di "Lost Girls" avrebbe potuto fare facilmente parte. La prima cosa che viene in mente ascoltandolo è difatti che gli Eighties, da sempre lambiti da Bat For Lashes, sono qui reinterpetati più direttamente, con più nostalgia che spirito revisionistico; l'andamento plastico e conturbante delle drum machine di "Feel For You", la più passatista e ballabile del mucchio "So Good".
Il cambio di genere non è l'unico legame con il vecchio film. I fumi dei sintetizzatori di "Kids In The Dark", l'organo lugubre e imponente che insieme ai beat à-la Tears For Fears dirige "The Hunger", il sassofono notturno che si avviluppa sull'arpeggio Smith-iano di "Vampires" potrebbero tutti musicare una notte di periferia girata in Super 8.

Agitata da una ritmica di velluto e da arpeggi di tastiera evanescenti, "Desert Man" mette in vetrina tutta l'esperienza e la classe da vocalist finora acquisite da Nat; mentre la successiva "Jasmine" è una corsa in auto tra le luci al neon dei Chromatics, con un gusto per i synth ancora più fedele agli Eighties di quello della band di Seattle.
Chiude il disco una doppietta di brani paesaggistici: "Peach Sky" con la sua ritmica metallica e una melodia deliziosamente stridente, e la riflessiva "Mountains", ennesimo saggio di estro canoro. Un canto di sirena voluttuoso, da far venire voglia di nuove canzoni già alla fine del primo ascolto.

Spietata cacciatrice di uomini, fata boschiva, stregona del sesso con i TOY, sposa disperata, quasi alla soglia dei quarant'anni (li compirà il prossimo ottobre), la Khan ha portato decine di maschere e indossato il pop sempre al massimo delle sue possibilità e della nobiltà del genere. Al netto di un calo fisiologico nella seconda parte, "Lost Girls" aggiunge nuove sfumature a una discografia ormai considerevole e intrascurabile esaminando il pop alternativo degli ultimi decenni. Al contempo, sgretola ogni possibilità di predizione di mosse future della sua autrice. Buoni quaranta, Nat.

(10/09/2019)

  • Tracklist
  1. Kids In the Dark
  2. The Hunger
  3. Feel For You
  4. Desert Man
  5. Jasmine
  6. Vampires
  7. So Good
  8. Safe Tonight
  9. Peach Sky
  10. Mountains


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