Daniel O'Sullivan

Folly

2019 (O Genesis) | alt-pop

Ci sono storie semplici, a volte raccontate con un’intensità emotiva coinvolgente. Ci sono dischi apparentemente ordinari e gentili che spesso carezzano i sensi, per poi addentrarsi nelle profondità dell’anima. Ed è tra questi che va a collocarsi “Folly”, secondo album solista dell’ex-membro di Grumbling Fur e Ulver (senza dimenticare la partecipazione al progetto/reunion This Is Not This Heat). Abile narratore della moderna sensibilità cantautorale, Daniel O’ Sullivan si conferma un intelligente autore pop, grazie a un disco dai tratti amabili, eppur profondi, che fa tesoro di ardite sperimentazioni, tenendosi abilmente in bilico tra malinconica introspezione, e a una poetica contemplazione della realtà.
La nascita del figlio e la morte di un caro amico (Ian Johnstone) sono i due poli emotivi dell’album. Il musicista, alla maniera di John Grant, Bill Ryder-Jones e Peter Broderick, mette in gioco tutta la fragilità dell’uomo contemporaneo, utilizzando una tavolozza di colori dalle sfumature pastello, abbozzando un paesaggio sonoro che alterna classicismo a contemporaneità.

E’ un album ricco di chiaroscuri “Folly“, con melodie lucenti spesso offuscate da variazioni armoniche (“Time Elapsing Blue”), le quali traggono linfa sia da tentazioni pop alla Brian Eno, che da certe pagine del suono di Canterbury (Kevin Ayers, Robert Wyatt). Dodici brani cesellati con grazia artigianale (tra i musicisti B.J. Cole e Jessica Moss), che inducono l’ascoltatore a soffermarsi ora sul tono greve della voce (“Under The Knife”), ora sull’improvvisa follia strumentale che violenta un solare refrain, a metà strada tra i Beach Boys e gli Xtc di “Skylarking” (“Rattleman”). Si potrebbe anche invocare a gran voce il termine chamber-pop, ma Daniel O’Sullivan non rispetta, per fortuna, le regole, alterando l’angelico insieme di voci e armonie (carpite al Brian Eno di “Before And After Science”) e la pur semplice melodia di “Honour Wave”, spostandone l’asse creativo verso lidi più arditi.

Tra frammenti di dialoghi, sguardi distratti verso paesaggi solitari, e introspettive riflessioni sulla vita e la morte, il musicista orchestra potenti pagine liriche che potrebbero stare in piedi da sole, altresì, con la complicità del produttore Thighpaulsandra, le veste di poche suggestive note (“Air Tunes”, ”Amnion”), o le addobba con arrangiamenti più familiari (“The Diamond Vehicle”).
In un anno avaro di dischi pop di rilievo, “Folly” si candida a resuscitarne le velleità sperimentali. Senza indugiare in inutili alterazioni stilistiche, il musicista preferisce un gioco di riflessi simile a quello creato da uno specchio rotto, modificando così la traiettoria armonica senza creare sconcerto (“Penny Rag”, “Silhouette”), e sfiorando l’estasi psichedelica nell’articolata ballata alla Barrett-Hitchcock “Utopiary”.

A chiudere la preziosa sequenza un raffinato pop d’antan (“The Coming Of Age Story”) graziato da una melodia che profuma di romanticismo da piano bar e da un delizioso intreccio d’archi. Un album caldamente consigliato agli orfani degli Xtc più pastorali, e ai delusi dall’ultima tentazione dei Divine Comedy. Un elogio all’ordinaria follia che si candida come uno dei dischi pop dell’anno in corso.

(26/06/2019)



  • Tracklist
  1. The Air St Evignne
  2. Under The Knife
  3. Time Elapsing Blue
  4. Rattleman
  5. Honour Wave
  6. Air Tunes
  7. The Diamond Vehicle
  8. Penny Rag
  9. Silhouette
  10. Utopiary
  11. Amnion
  12. The Coming Of Age Story




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