È un musicista preda della nostalgia, Stephen Duffy, un artista giunto al decimo capitolo discografico dei suoi Lilac Time senza mai smarrire quella tenacia che ne ha fatto uno degli autori più raffinati del pop acustico inglese, fermamente ancorato a quei valori che lo hanno tenuto, per scelta, fuori dal circuito delle classifiche internazionali.
“Return To Us” è un album nostalgico, non tanto per quel titolo che rimanda a uno dei pochi brani entrati, oltre trent’anni fa, nella classifica inglese (“Return To Yesterday”), né per la scelta di affidare la copertina a uno schizzo a matita dell’elegante casa di campagna che appariva sull’esordio discografico. Ad essere oggetto della nostalgia è un insieme di valori sociali e culturali che per Duffy rappresentano la ragion d’essere del suo ruolo di musicista: è infatti l’analisi politica dei tempi correnti che lo ha spinto a recuperare le iconografie di quel lontano primo album. Le difficoltà e divisioni che turbano l’Inghilterra del 2019 sono le stesse dell’era Thatcher, e dietro le nove tracce di “Return To Us” c’è tanta delusione per lo stato attuale delle cose.
L’uomo che rinunciò a far parte dei Duran Duran, e che non cavalcò l’onda della notorietà che fece seguito alla sua collaborazione con Robbie Williams, si ripresenta al pubblico con lo stesso candore e la stessa purezza degli esordi. La musica è sempre confidenziale e cristallina, ricca di speranza (“(I’m) A Believer”), ancora avvezza a quelle suggestioni popolari che nessuna innovazione tecnologica è riuscita a svuotare del tutto: in “The Needles” Duffy celebra il valore autentico del Natale, mentre nella deliziosa “The Hills Of Cinnamon” mette in fila emozioni, ricordi e aneddoti familiari che profumano d’innocenza e spensieratezza.
Non importa se la voce ha perso un po’ dello smalto di tanti anni fa, né che le canzoni non reggano sempre il passo con i classici del passato. L’ingenuità quasi country della title track, la profondità emotiva di “The Bridge & Down”, l’arguta osservazione sulla vacuità del mondo virtuale del web in “The Simple Things” e il toccante pragmatismo poetico della struggente “The River Runs Both Ways” sono più che sufficienti a garantire al ritorno dei Lilac Time lo stesso riguardo offertogli in passato.
Amabilità, raffinatezza e coerenza intellettuale sono ancora al centro della musica di Stephen Duffy, e di questi tempi è un bene raro da custodire con rispetto e gentilezza.
15/12/2019