Marracash

Persona

2019 (Universal/Roccia Music) | hip-hop, trap

Fabio Bartolo Rizzo, siciliano classe '79 di origini popolari, è emigrato da giovane a Milano. Nonostante le difficoltà di un meridionale povero nella grande metropoli del Nord, riesce a farsi notare in una scena italiana in pieno risveglio creativo, nel 2004 entra nella Dogo Gang (con Club Dogo, Vincenzo Da Via Anfossi, Deleterio) e attende un esordio tutto suo, che puntualmente arriva nel 2008: si chiama "Marracash", chiaramente ispirato alle etichette di "marocchino" affibiategli da piccolo. Vende bene, il singolo "Badabum Cha Cha", sfonda persino il muro del mainstream e così Fabio replica con "Fino a qui tutto bene" ('10), anche se diventa grande solo con "King del rap" ('11), album più crossover, che ammicca anche al rock e all'house. Fonda Roccia Music, sua etichetta indipendente, poi dopo qualche rinvio pubblica "Status" ('15), il suo vero accesso nel mainstream: singoli in radio, collaborazioni trasversali (da Gué Pequeno a Tiziano Ferro), una produzione moderna già in odore di trap.

È un momento positivo, confermato dalla collaborazione con un altro rapper ormai in pieno successo di massa, Gué Pequeno, per l'album "Santeria" ('16), doppio disco di platino, primo posto nella classifica italiana e altri sei platini con i singoli. È una consacrazione per Fabio, ma anche la fine del periodo d'oro. Inizia a guardarsi indietro, si perde fra edizioni speciali e autocelebrazioni. Quasi scompare dai social, la sua presenza nella scena è ridotta al minimo storico. Torna solo nel marzo 2019, a maggio annuncia nuovo disco e persino un libro. Nell'estate ritorna prepotentemente in radio con "Margarita", il singolo di Elodie in cui lui funge da rapper di strada al servizio della bella cantante, e solletica il pubblico hip-hop con le rime nel Machete Mixtape. Nasce persino una improbabile storia di gossip che vuole Elodie e Marracash perdutamente innamorati.

Infine, dopo interviste, anticipazioni, supposizioni, social-post da decifrare e studiare, ecco che a fine ottobre arriva questo "Persona". Ogni brano è associato a una parte del corpo, dai denti allo stomaco, passando per il greve riferimento al pene ma anche il pezzo dedicato all'anima. In altri luoghi e contesti, si parlerebbe di concept-album, in questo caso possiamo limitarci a prendere nota dell'ambizione di creare una narrazione coerente nella nutrita scaletta di 15 brani.
Non manca la tecnica sopraffina, tantomeno i riferimenti alla cultura pop frequenti e onnivori, sin dall'iniziale "Body Partes - I denti", ideale manifesto di un nuovo corso fatto di introspezione, sincerità, aggressività dove persona e personaggio si confondono. Difficilmente i co-protagonisti chiamati ad arricchire i brani possono impensierire il dominio metrico di Fabio, tranne forse per un Luché in grande forma su "Sport - I muscoli".

Dal punto di vista della prestazione strettamente personale, Marracash è strabiliante nel cambiare pelle, mostrandosi tamarro ("Da buttare - Il cazzo") ma anche meditabondo ("Crudelia - I nervi"), spassoso ("Non sono Marra - La pelle", con Mahmood) ma anche sarcastico ("Greta Thunberg - Lo stomaco", con Cosmo). La sua abilità di rapper è fuori discussione, rimane da soppesare l'artista. Il gancio al pubblico meno sintonizzato con lui lo propone in "Quelli che non pensano", rifacimento del classico di Frankie Hi-Nrg che contiene forti critiche politiche ("Il sonno della ragione, vota Lega"). Numerosi gli ammiccamenti alle nuove leve con molte collaborazioni (Sfera Ebbasta, tha Supreme, Madame), fra cui spicca quella di Massimo Pericolo in "Appartengo - Il sangue", brano serioso rischiarato dal grottesco rimando al successo di Ambra Angiolini: bel gioco di contrasti.

Categoria a parte, quella dove gioca la giovane Madame, astro nascente dalla grande espressività che trasforma "Madame - L'anima" in un magnetico brano fra sogno e incubo. Si tira in ballo il beat italiano de I Corvi in "Poco di buono - Il fegato", dove Marracash assomiglia molto a Salmo e al suo pop-rap-rock sotto steroidi, poi s'ingolosisce le radio con l'ultimo vincitore di Sanremo, Mahmood, nell'autoironica "Non sono Marra - La pelle".
Da questo Marracash letteralmente in "pezzi", quindi, anche l'ascoltatore meno avvezzo potrebbe trarre una manciata di brani di suo gusto. Per chi invece vuole vivere l'intero viaggio fra le "parti" di Marracash, l'avventura si presenta sicuramente movimentata, ma fin troppo incoerente. Come capita con Drake, si ha l'impressione che a questo buffet di musica si cerchi di mettere d'accordo tutti, scontentando inevitabilmente ognuno. Peccato, perché ormai lo spessore del rapper siculo-milanese è tale da permettergli anche un album più coraggioso, che invece di mettere insieme stili e target potrebbe azzardare un lavoro più, scusate la facile battuta, personale.

Il giudizio non cambia neanche mettendo in conto i numerosi riferimenti all'attualità e alla politica, che difficilmente superano la boutade, né le produzioni di alto livello dei vari Marz, Low Kidd, TY1, Zef, Dardust, Charlie Charles, Demo Casanova, Rashaad Wiggins e Big Fish. Perché il grande rapper diventi anche un grande musicista, insomma, è ancora troppo presto.

(01/11/2019)



  • Tracklist
  1. Body Parts - I denti
  2. Qualcosa in cui credere - Lo scheletro (feat. Guè Pequeno)
  3. Quelli che non pensano - Il cervello (feat. Coez)
  4. Appartengo - Il sangue (feat. Massimo Pericolo)
  5. Poco di buono - Il fegato
  6. Bravi a cadere - I polmoni
  7. Non sono Marra - La pelle (feat. Mahmood)
  8. Supreme - L'ego (feat. tha Supreme & Sfera Ebbasta)
  9. Sport - I muscoli (feat. Luchè)
  10. Da buttare - Il cazzo
  11. Crudelia - I nervi
  12. G. O. A. T. - Il cuore
  13. Madame - L'anima (feat. Madame)
  14. Tutto questo niente - Gli occhi
  15. Greta Thunberg - Lo stomaco (feat. Cosmo)
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