Rammstein

Rammstein

2019 (Universal) | neue deutsche härte

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Alla fine quel momento è arrivato: eccoci qui a parlare del nuovo disco di inediti dei Rammstein. Dieci anni di silenzio intervallati da esibizioni live sempre clamorose, il trascurabile progetto Lindemann (tranne per la riuscita svolta trap di "Mathematik") e l'incalcolabile raffica di rumors e news vicini alla simil-farsa che sta accompagnando il ritorno dei Tool. Attesa spasmodica per i tantissimi fan devoti e per gli addetti ai lavori, accentuata dalle recenti e misteriose anteprime, fino all'uscita del primo singolo, "Deutschland". Da sempre protagonista di video pregevoli, questa volta la band si è superata con un kolossal in cui si rivisita la storia della Germania, disseminandola di autocitazioni: l'immagine del cannibalismo ai danni del corpo femminile riporta alla copertina di "Liebe Ist Für Alle Da" e i cinque musicisti a guinzaglio è un richiamo al finale del celebre e destabilizzante video di "Mein Teil" (che tratta proprio del cannibale Armin Meiwes, il Maestro Macellaio). Puntuali sono arrivate le polemiche (più o meno sensate) riguardo alcune scene; fatto sta che attualmente su YouTube "Deutschland" conta cinquanta milioni di visualizzazioni: i Rammstein sanno ancora come far parlare di sé. Bene o male non conta. Ma come dicevamo all'inizio, la questione che più ci interessa è la musica: superiamo la cover bianca senza titoli con al centro un fiammifero e constatiamo se la lunga attesa è stata ben ripagata.

Registrato lungo il 2018 in Francia alla Fabrique di Saint-Rémy-de-Provence, "Rammstein" è il primo lavoro in cui non compare lo storico produttore Jacob Hellner: al suo posto c'è Olsen Involtini. L'opera è stata anticipata da due singoli, "Deutschland" e "Radio". Nel primo ritroviamo la fortunata miscela di elettronica e metal culminante nel sontuoso ritornello, con autocitazioni presenti anche a livello testuale ("Du Hast" e "Ich Will" riecheggiano in apertura delle strofe dove Till Lindemann declama il controverso rapporto con la propria patria). Il secondo, "Radio" è decisamente più aggressivo e ritmato, ma possiede un tocco melodico lontano dalle radici tanz, con buona pace di chi sperava in un ritorno alle origini più dure. Due canzoni, due gran bei singoli, poco da discutere.
Proseguiamo l'ascolto dicendo subito cosa non funziona: i Rammstein si sono adagiati sulla formula capace di garantire la fama e i numeri da "Reise Reise" in poi. Nonostante il tempo trascorso, non c'è differenza tra questo lavoro e i precedessori: le aspettative erano alte e in parte sono state deluse. Manca quel mordente, quella cattiveria compositiva e quel lavoro testuale di opere seminali come "Sehnsucht" e "Mutter". Sia chiaro: non stiamo parlando di un disco brutto, ma chi si aspettava il capolavoro dei Rammstein o comunque il ritorno shock, rimarrà con l'amaro in bocca. Soprattutto davanti a una "Auslander", thrash-dance difficile da giustificare come divertissement mentre "Sex" - il cui giro di sei corde ricorda troppo i Muse di "Psycho" - nonostante il bell'assolo centrale, non decolla e palesa come Lindemann sull'argomento abbia finito le cose originali da dire.

Passiamo ai momenti alti. "Puppe" è una delle migliori performance di sempre di Lindemann e ogni molecola della canzone vibra d'una tensione clamorosa da inserire subito nelle perle della carriera del gruppo: avremmo gradito più spunti di tale caratura. Belli anche i due intensi minuti acustici di "Diamant", la sentita "Was Ich Liebe" e per quanto "Zeig Dich" sembri la versione aggiornata di "Zerstören" (con l'aggiunta dei "cori sacri" introduttivi come in "Rammlied"), la sua foga riesce a spiccare più delle colleghe "Weit Weg" o "Tattoo".

Chiuso da "Hallomann", "Rammstein" è un lavoro di mestiere ben fatto che non aggiunge nulla all'attualmente non proprio florido discorso musicale dei tedeschi: non mancano i passaggi positivi, ma considerando i tempi di lavorazione e il valore della band, l'opera scorre via troppa innocua, senza lasciare particolari spunti significativi. Dieci anni d'attesa per qualche gran bel pezzo da vedere magari live insieme agli altri classici è davvero poco. Peccato.

(18/05/2019)

  • Tracklist
  1. Deutschland
  2. Radio
  3. Zeig dich
  4. Ausländer
  5. Sex
  6. Puppe
  7. Was ich liebe
  8. Diamant
  9. Weit weg
  10. Tattoo
  11. Hallomann


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