Ride

This Is Not A Safe Place

2019 (Wichita) | alt-rock, neo-psych, shoegaze

Rinnovamento. E' certamente questa la parola al centro del ritorno discografico dei Ride. Era chiaro già nel 2017, quando "Weather Diaries" (prima uscita discografica post-reunion di Bell, Gardener, Queralt e Colbert) si rivelò lontanissimo dallo shoegaze di "Nowhere" e "Going Blank Again", sposando invece atmosfere meno sature di rumore e più propriamente neo-psichedeliche. La distanza da suoni che a inizio Novanta fecero la fortuna della formazione di Oxford si è allargata ulteriormente l'anno successivo, con un Ep, "Tomorrow's Shore", che, sfruttando l'esperienza in fatto di musica elettronica del produttore Erol Alkan, introdusse consistenti dosi di sintetizzatori nel sound.

La cosa deve aver stupito però soltanto conoscitori occasionali del quartetto, che non è per nulla nuovo a tentativi di ringiovanimento, più ("Carnival Of Light") o meno ("Tarantula") riusciti. Pur ammesso tutto ciò, è comunque difficile non sorprendersi di fronte alla quantità di suggestioni e influenze messe in campo in questo nuovo full length, che lo rendono un lavoro sicuramente affascinante e poliedrico, ma anche discontinuo ed episodico, mostrando i Ride non sempre a proprio agio con le materie in gioco.

L'elettronica otturata di "R.I.D.E.", che si concede a reminiscenze shoegaze soltanto nelle lamentose parti cantate, apre di fatto una girandola della quale è difficile, se non impossibile, scovare una logica. La seguono quindi "Future Love", la concessione al passato jingle-jangle di "Twisterella" e "Repetition", dilatato adattamento neo-psych del cyber-punk dei Primal Scream.
La tesissima "Kill Switch" è una botta shoegaze cattiva quanto ispirata; decisamente fragorose sono anche le bordate di fuzz che sezionano "Fifteen Minutes", ennesima meraviglia ritmica di Queralt e Loz.

Il lato più atmosferico dei Ride trova sfogo invece nella ballata folk "Dial Up", liquida e placida, appena screziata da interferenze elettroniche vintage che ricordano le vecchie connessioni isdn; mentre l'introduzione della lunga "In This Room" richiama finanche certi meccanismi dei Notwist. "Clouds Of Saint Marie" e "Eternal Recurrence" costituiscono un corposo blocco centrale fedele allo spirito di "Weather Diaries". La prima delle due è una canzone molto riuscita, grazie soprattutto a un coro decisamente catchy, mentre la seconda è un fiacco tentativo di rock da stadio, problema questo che affligge anche "Jump Jet". La bella "End Game", che culmina in un perforante finale chitarristico al tremolo, è infine un succoso contentino per gli irriducibili fan della fase shoegaze.

Insomma, ai Ride tutto si può imputare tranne che codardia o incapacità di guardarsi intorno. "This Is Not A Safe Place" è l'ennesima testimonianza di questa attitudine, nonché la conferma che il loro coming back non sia stato dettato dalla possibilità di monetizzare il ritorno in voga di un genere che si è contribuito a fondare, ma dal bisogno dei quattro di musicare idee, magari non sempre meritevoli, ma nuove di zecca.

(20/08/2019)

  • Tracklist
  1. R.I.D.E.
  2. Future Love
  3. Repetition
  4. Kill Switch
  5. Clouds of Saint Marie
  6. Eternal Recurrence
  7. 15 Minutes
  8. Jump Jet
  9. Dial Up
  10. End Game
  11. Shadows Behind the Sun
  12. In This Room


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