Shira Legmann / Michael Pisaro

Barricades

2019 (Elsewhere) | contemporanea

Il passato come archivio e scrigno di infinite scoperte, un'immensità retroattiva entro la quale si possono rivivere e reimmaginare le intuizioni di menti sopraffine succedutesi nel tempo. Il corso dei secoli ha perpetuato le invenzioni più brillanti come, in certi casi, gli enigmi che la figura dell'artista ha sempre goduto nell’ordire alle spese del suo pubblico.
È tale il caso di un rondò contenuto nel VI Ordine dei brani per clavicembalo di François Couperin (1668-1733): “Les Barricades Mystérieuses” è un intreccio polifonico di melodie che si avvincendano con studiati ritardi l'una dall'altra, in una vorticosa giostra di ritmi e armonie in perfetto equilibrio entro la quale, tuttavia, vengono anche a crearsi spontanee e fuggevoli dissonanze.

Sarebbe difficile immaginare un legame tra l'opulenta ornatura dello stile barocco e l'estetica riduzionista di Michael Pisaro, tra i veri maestri del collettivo d'avanguardia radicale Wandelweiser. Eppure la fascinazione per una così eccentrica sciarada musicale ha colmato la distanza storica tra i due compositori, trovando nel ciclo di studi pianistici “Barricades” (2018-2019) un affascinante parallelo contemporaneo.
Dopo il legame simbiotico stabilito con il talentuoso Reinier van Houdt – interprete dell’integrale “The Earth And The Sky” (Erstwhile, 2016) e del poema sonoro “Shades Of Eternal Night” (Gravity Wave, 2018) – Pisaro trova una nuova alleata nella pianista tedesca Shira Legmann, non a caso fluente sia nel repertorio d’epoca bachiana che nella complessità dei linguaggi moderni di Messiaen, Ligeti, Scelsi e Feldman: a posteriori, una cruciale conditio sine qua non per la profonda comprensione del concept e dello spirito di “Barricades”.

‘Il pianoforte e il suo doppio’, si potrebbe pensare nell’udire, sin dai primi minuti, i prolungamenti e le inversioni artificiali operate da Pisaro sulle corde risonanti. Come a suo tempo Luigi Nono pose in dialogo l’esecuzione dal vivo e l’incisione su nastro rimaneggiata dello stesso Maurizio Pollini (“...sofferte onde serene...”), così il maestro statunitense fa risaltare la purezza del suono acustico di Legmann amplificandolo attraverso un parallelo simulacro, un’ombra discreta che tuttavia finisce con l’assumere un ruolo da comprimaria nel delineamento di una dimensione musicale “estranea” e senza tempo, non facilmente divisibile in minimi termini stilistici.
Difatti, benché prevalentemente limpide e carezzevoli, le melodie sul pentagramma risultano anche in certo modo “asciutte”, dispiegate in un’atmosfera di volontaria solitudine che ne rendono incerte le coordinate: spesso diventa quasi impossibile discernere i misurati barocchismi dalle sequenze in tono interrogativo di Feldman (No. 7, 9, 12) o dalla grazia pacificata di Satie e Sakamoto.

Agli interventi diretti sulla sorgente audio di Legmann si aggiunge in più casi una delle cifre distintive di Pisaro, ossia le onde corte: queste tonalità tenui e perfettamente lineari sono a tutti gli effetti il “controcanto” della melodia, un basso continuo che bilancia le eleganti volute del pianoforte con un’altezza stabile a esse complementare (No. 4, 10, 13). I due interludi agli études, invece, sono pure astrazioni ambientali che sembrano ricoprire il pianoforte con una fitta coltre di nebbia – brevi sguardi onirici oltre la soglia di uno specchio deformante.
Questi, in sostanza, gli “enigmi” per mezzo dei quali Pisaro si ricama il ruolo di Couperin postmoderno, anche qui nella piena (e in apparenza disinvolta) capacità di far proprie influenze e suggestioni storicizzate e incanalarle in una visione esclusivamente propria.

Dopo “Cheminant” e “Lettres et Replis”, con “Barricades” si chiude idealmente una lodevole tripletta di pubblicazioni a tema pianistico edita dalla Elsewhere di Yuko Zama, che a solo un anno dalla fondazione vanta già un catalogo di alterità classico-contemporanee dalla chiara e coerente impronta curatoriale. Occorrerà ancora diverso tempo prima che la cultura “alta” riconosca in queste vaste derive post-cageane la più nuova e autentica frontiera della composizione odierna.

(19/07/2019)

  • Tracklist
  1. Study No. 1
  2. Study No. 2
  3. Study No. 3
  4. Study No. 4
  5. Study No. 5
  6. Study No. 6
  7. Interlude No. 1
  8. Study No. 7
  9. Study No. 8
  10. Study No. 9
  11. Study No. 10
  12. Study No. 11
  13. Study No. 12
  14. Interlude No. 2
  15. Study No. 13
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