Arch Garrison

The Bitter Lay

2020 (Believers Roast) | alt-folk,

A sei anni di distanza da "I Will Be A Pilgrim", Graig Fortman rimette in piedi il progetto collaterale alle scorribande con la North Sea Orchestra, Arch Garrison, ancora una volta in compagnia del fido James Larcombe.
"The Bitter Lay" è un altro viaggio ai confini della musica folk, una feconda contaminazione con post-rock, elettronica, classica e progressive rock, che vede protagonista, oltre al particolare stile chitarristico di Fortman, fisarmoniche, tamburelli, tastiere di particolare foggia e suono, come il dulcitone e la philicorda, il wind organ e un synth a pedale per la chitarra (mono synth).
Il canone culturale è quello della tradizione pagana e rurale, la stessa che diede vigore al folk-rock inglese degli anni 70. La musica è elegante, garbata. Uno spaccato temporale dove i costumi e gli usi delle antiche corti regali e le irriguardose metafore contemporanee si muovono in sincrono.

Strano a dirsi, ma l'album concettualmente più affine a "The Bitter Lay" è il tanto dibattuto progetto pastorale degli Xtc "Mummer", non per affinità elettive o estetiche, quanto per la stessa giocosità con la quale i musicisti mettono in scena l'eterno conflitto tra realtà e inganni, tra vita e morte.
Il cristallino suono della chitarra con corde di nylon di Fortman conduce l'ascoltatore tra affreschi sonori medievaleggianti ("Like A Diamond Bright"), danze e madrigali giocosi maliziosamente ingannevoli ("The More I Know") e pagine folk arcaiche e ancestrali intonate con il piglio di un menestrello ante litteram ("How Will The Green Things Grow?").
Altre tracce sviluppano trame più elaborate e stilisticamente spurie: la natura permeabile delle title track fa si che le geometrie folk-prog si aprano a sonorità aspre e quasi blues, mentre per "The Bell Underground" gli Arch Garrison intingono un madrigale folk in sonorità liquide a base di prog e space-rock.

Non capita spesso di sentire un brano dove assoluto protagonista sia il suono della fisarmonica ("Lady Young Ghost"), ma in "The Bitter Lay" tutto è possibile, l'immaginazione corre senza freni, accordando tastiere baroccheggianti con arpeggi e virtuosismi che richiamano la scuola canterburiana ("Algae City").
Il nuovo disco degli Arch Garrison è un progetto avant-folk di rara bellezza, tutto è minimale, essenziale, anche gli elaborati barocchismi sono gentili e discreti, un gioco di luci e ombre, un affresco dai toni pastorali, una fuga dall'asettica realtà urbana a suon di melodie naturali poco avvezze all'enfasi tecnologica e alla fruibilità fugace.
Sbaglia comunque chi pensa che Graig Fortman non conosca i segreti di una perfetta struttura armonica, valga ad esempio la soave ebbrezza country di "Open My Eye" (con l'ottimo Pete Aves alla pedal steel guitar), un brano speziato e romantico che suggella un album tra i più intensi e suggestivi del 2020.

(18/10/2020)



  • Tracklist
  1. Intromission
  2. Like A Diamond Bright
  3. Lady Young Ghost
  4. The Bitter Lay
  5. The More I Know
  6. How Will The Green Things Grow?
  7. Cowper's Cross
  8. Open My Eye
  9. The Bell Underground
  10. Algae City
  11. There's A Well Inside




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