Bathers

The Marina Trilogy: Lagoon Blues, Sunpowder, Kelvingrove Baby

2020 (Marina) | chamber-rock, sophisticated, orchestral

Quella dei Bathers è la storia di un musicista abbandonato dal successo e dalla notorietà, non perché frequentasse cenacoli avantgarde e faziosi o disdegnasse l’affabilità di una buona melodia o di un refrain pop; dopotutto Chris Thompson è colui che dipinse, insieme a James Grant, uno tra gli affreschi pop più raffinati e intensi negli stessi anni nei quali Orange Juice, Aztec Camera e Lloyd Cole & The Commotions dettavano le coordinate dell’era post-Postcard, ovvero il piccolo e breve miracolo “Trapped And Unwrapped” a nome dei Friends Again. Slanci poetici crepuscolari, melodie solari, frammenti di white-soul e un fascino senza tempo non bastarono alla band per catturare il successo, ma mentre il più volitivo James Grant trovava la chiave del successo con i Love And Money, Chris Thompson iniziava una nuova avventura con i Bathers.

I primi due album - “Unusual Place To Die” e “Sweet Deceit” - non solo vedevano la luce sotto due etichette diverse, senza catturare l’attenzione del pubblico, ma facevano evolvere lo stile di Thompson verso atmosfere sempre più noir, mentre il pianoforte sostituiva la chitarra nell’economia stilistica di una formazione proiettata sempre di più verso un ambizioso chamber-pop dai tratti aristocratici, ambigui, dissoluti.
Nonostante l’interesse creato da “Sweet Deceit” e il tentativo di offrire un progetto collaterale più pop sotto il nome di Bloomsday, band messa in piedi con i due ex-Commotions Stephen Irvine e Neil Clark, Thompson venne licenziato anche dalla Island, ma non smise di lavorare al progetto Bathers, che trovò ospitalità presso la label tedesca Marina Records.

Nel periodo 1993-1997 Thompson mette in scena una delle rappresentazioni sonore più intense del XIX secolo, un moderno Sturm und Drag, una novella utopia intrisa di romanticismo e rivalutazione dell’irrazionalità condivisa tra sentimento ed estetica.
La musicalità di “Lagoon Blues”, “Sunpowder” e “Kelvingrove Baby” è un passionario incrocio tra i Blue Nile di “Hats” e il Tom Waits di “Blue Valentine”, audace e sdolcinato, commovente e cinico. Un racconto ricco di allusioni velate, messaggi distrattamente passionali, bisbigliati da un tono vocale cavernoso e discreto quanto basta per non restare preda dell’emozione. 
A cornice eleganti orchestrazioni rievocanti le aristocratiche serate danzanti che decretavano l’ingresso nell’alta società della vecchia Europa o dei più licenziosi balli in maschera, dove la nobiltà svendeva private vergogne e inganni, mentre l’orchestra intonava arabeschi sonori che profumavano di decadentismo alla Baudelaire.

Chris Thompson è un mago del chamber-pop più sofisticato e romantico, non ha paura nel lambire quei confini che Tindersticks, This Mortal Coil e Scott Walker sono riusciti a far entrare nell’immaginario della cultura rock. Cosa sia mancato ai Bathers per diventare famosi, o almeno noti al di fuori di un ristretto gruppo di fan adoranti, non è dato saperlo: forse l’essere esageratamente austeri e poco inclini all’esegesi della loro arte, l’aver forse tradito l’Inghilterra per un’etichetta tedesca o aver sublimato la loro musicalità a un tal punto dal renderla oscura, incerta, inarrivabile?
Thompson non sembra aver sofferto di tanta indifferenza, e dopo un ultimo capitolo (“Pandemonia”), è uscito di scena, mentre il culto per la musica della band cresceva e i cd nel frattempo raggiungevano quotazioni elevate sul mercato del collezionismo.
Pur essendo l’unico vero responsabile delle creazioni dei Bathers, Thompson ha potuto contare sempre su un fedele stuolo di musicisti pronti ad assecondarne le camaleontiche arie orchestrali, ora brechtiane, ora mahleriane, perfette per una colonna sonora di un film di Ingmar Bergman o per un duetto con Michael Nyman.
Un’unicità espressiva che attirò anche le attenzioni di Elizabeth Fraser, la quale, dopo aver apprezzato l’album “Lagoon Blues”, entrò nel mondo dei Bathers per brevi ma notevoli esibizioni di talento e passione nell’album “Sunpowder”, una collaborazione suggellata anche da una comparsa in un programma televisivo scozzese, dove Chris ed Elisabeth duettarono accompagnati da una ricca formazione per una versione da brivido di “The Angel On Ruskin”.

Nel 2016 il nome dei Bathers riemerge sui giornali, i quali anticipano la pubblicazione di un nuovo album “Sirenesque”, che a tutt’oggi è ancora inedito, ma nel frattempo il nome di Thompson compare sui social e il mito della band scozzese risorge, fino alla pubblicazione di un director’s cut di “Pandemonia” in formato solo digitale.
La richiesta di una ristampa dei tre album pubblicati dalla Marina Record incalza, Chris riesce a recuperare presso la label tedesca i nastri dei tre album, o meglio quel che ne rimane, avendo la band registrato il tutto con l'Alesis Digital Audio Tape, detto ADAT, quando tale sistema di registrazione digitale a otto tracce su nastro Vhs era ancora in fase sperimentale. La non perfetta memorizzazione dei dati e i danni causati da una poco felice conservazione (molti nastri erano bagnati) hanno costretto Chris a non poche modifiche degli arrangiamenti originali.

Proposti per la prima volta anche in vinile, i tre album dei Bathers per la Marina Records non hanno perso smalto e fascino: il graffio della voce di Thompson e le delizie acustiche e orchestrali sono ancora attuali e pregni di un romanticismo atipico, per alcuni versi possiedono l’identico incipit degli ultimi album di Nick Cave.
Difficile indicare tra gli album quello più meritevole o rilevante: i brani dei tre dischi scivolano come un moderno serial televisivo, capitoli indissolubili di una storia raccontata con sofisticate e affascinanti tonalità color seppia. Una lieve preferenza per “Sunpowder” non può mettere in discussione la qualità degli altri capitoli: la grazia teatrale e magicamente d’antan della musica dei Bathers è una delle esperienze più profonde e intense immaginabili. 

“Delft”, “The Night Is Young”, ”Fermina Fair”, “The Angel On Ruskin”, “No Risk No Glory”, “Kelvingrove Baby”, “The Ornella Mutiny”, “Danger In Love”, “Pissoir”, “Once Upon A Time On The Rapenburg”, “Venice Shoes”, “Lolita” sono espressioni poetiche che dovrebbero entrare in tutte le case, in tutti i cuori, in tutte le menti di coloro che considerano la musica ancora come una forma d’arte.
Poco importa se alcune delle manipolazioni hanno in parte levigato o reso troppo limpido il mood più austero degli originali (che vi consiglio di recuperare a tutti i costi), la riscoperta e la riabilitazione dei Bathers è l’evento più importante del 2020, anche più del notevole box di Prince (“Sign O' The Times”). Avrei osato anche una votazione più alta, se a essere protagoniste di queste ristampe fossero state le matrici originali, ma niente e nessuno potrà ridimensionare la grandeur di un trittico unico e “miliare” come l’opera omnia per la Marina Records dei Bathers. Superba.

(12/12/2020)

  • Tracklist
  1. Lagoon Blues, Pt.1 
  2. Venice Shoes 
  3. Gracefruit 
  4. Never Too Late
  5. Fermina Fair 
  6. Easter-For Edda Van Heemstra 
  7. Pissoir/The Ornella Mutiny 
  8. Through The Old Holmwood 
  9. Sweetheart Sessions 
  10. Lolita 
  11. Via D'Oro 
  12. Ave The Leopards 
  13. Carnival 
  14. Easter Sorbonne
  15. Lagoon Blues, Pt.2 
  16. Danger In Love 
  17. The Angel On Ruskin 
  18. Delft 
  19. Faithless 
  20. For Saskia 
  21. Weem Rock Muse
  22. The Night Is Young
  23. Send Me Your Halo 
  24. She's Gone Forever 
  25. The Dutch Venus.
  26. Sunpowder
  27. Thrive
  28. Girlfriend 
  29. If Love Could Last Forever
  30. East Of East Delier
  31. Kelvingrove Baby 
  32. Dial 
  33. Once Upon A Time On The Rapenburg 
  34. Girl From The Polders
  35. The Fragrance Remains Insane 
  36. Hellespont In A Storm 
  37. Twelve
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