Craven Faults

Erratics & Unconformities

2020 (The Leaf Label) | progressive electronic

Anticipato da una trilogia in dodici pollici ("NetherfieldWorks", "NunroydWorks" e "SpringheadWorks") elaborata esplorando i luoghi abbandonati di un'ex fabbrica tessile nello Yorkshire, e sapientemente inclusa nell’edizione limitata cd-box della durata di oltre tre ore, “Erratics & Unconformities” segna l’esordio dei Craven Faults, una band priva di identità nominative, esplicitamente propensa a una musica elettronica post-industrial.

Se state già voltando pagina, immaginando di avere di fronte un’altra esperienza onanistico-sperimentale, fermatevi un attimo, devo svelarvi un piccolo segreto.
Le sei tracce di questo interessante progetto sono ricche di riferimenti e richiami alla musica cosmica tedesca, all’elettronica cinematica e alle connessioni futuristiche-surrealistiche delle primigenie contaminazioni pop, ma non si nutrono dell’effetto deja-vu. Alterando materia sonora apparentemente monocorde, in avvincenti e profonde stratificazioni di synth e altre astuzie elettroniche, i Craven Faults mettono in fila Popol Vuh, Tangerine Dream, Can, Kraftwerk, Throbbing Gristle, fino a giungere ai contemporanei Pye Corner Audio, accasati con la nobile label Ghost-box, preservando tutte queste influenze dal manierismo tipico di molta musica contemporanea.

C’è un’etica dietro le monolitiche elaborazioni della band inglese, una strisciante e ipnotica immobilità che nei diciassette minuti di “Vacca Wall” mette in mostra tutto l’arcano fascino che suoni circolari di synth, pulsioni ritmiche cadenzate e flussi temporali immaginari esercitano sulla nostra mente, ed è dai tempi delle prime incisioni di Klaus Schulze che un arpeggio di musica elettronica non emetteva un suono così ripetitivo e nello stesso tempo mutevole, una progressione che sembra appartenere a uno stato emotivo e che invece ha una sua origine organica, armonica.

Archiviata la pagina più ostica, “Erratics & Unconformities” si apre come uno scrigno di preziosi gioielli, su tutti primeggia “Slack Sley & Temple”, diciotto minuti e ventiquattro secondi di oscure e fuligginose note pulsanti, echi dub, sibili industrial, suoni post-sentimentali e droni di organo che fluttuano sul tessuto ossessivo e martellante, che pian piano viene corroso, disfatto, lasciando che tutto piombi nell’oscurità. Questa continua metamorfosi di suoni incalzanti svela la vera natura dei Craven Faults: moog e altri sistemi modulari analogici recuperano l’elemento genetico umano all’interno della narrazione in chiave elettronica; l’interferenza dell’uomo dà origine a sequenze armoniche maestose e quasi mistiche, ora seducenti e scintillanti come un brano degli Stereolab (le sonorità del Farfisa in “Hangingstones”), ora inquiete e quasi simili a un raga techno in stile neo-Kraftwerk (“Cupola Smelt Mill”).

Cerebrale e appassionato, algido e vibrante, il progetto dei Craven Faults possiede una spiritualità talmente intensa da scatenare emozioni ancestrali, spesso sopite da anni e anni di speculazioni creative. E’ un disco coinvolgente e viscerale, “Erratics & Unconformities”, due definizioni strane per un disco simile, ma i riverberi elettronici di “Deipkier”, la magia plumbea e solitaria di “Signal Post” e le quattro meraviglie precedentemente illustrate non possono essere descritte altrimenti: quel che la formazione inglese ha compiuto è un passo decisivo per le sorti del futuro dell’elettronica, aprendo un varco temporale in un passato non troppo remoto, dove l’ardore del futuro e dell’evoluzione avevano ancora un sapore romantico e positivo, ben lontano dal frenetico e robotico nuovo millennio.

(22/04/2020)



  • Tracklist
  1. Vacca Wall
  2. Deipkier
  3. Cupola Smelt Mill
  4. Slack Sley & Temple
  5. Hangingstones
  6. Signal Post




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