Avvolta da una nebbia di suoni elettronici retrò e da un ibrido soul/hip-hop dai toni quasi lynchiani, la musica dei Drab City prova a reinventare il dream-pop facendolo scivolare dalla retorica della tradizione rock verso un universo stilistico dove trip-hop, soul, funky, folk, psichedelia, dub e jazz si fondono fino ad annullarsi, in un’estetica noir dai tratti delicatamente kitsch.
Il titolo è una vera dichiarazione d’intenti “Good Songs For Bad People”, le canzoni sono ammalianti, psicotiche, incerte, paranoiche, anaffettive. oOoOO (il produttore elettronico Chris Dexter Greenspan) e Islamiq Grrrls (musicista bosniaco-musulmana di stanza a Berlino e meglio conosciuta come Asia) non sono alla loro prima esperienza discografica in comune, avendo già pubblicato nel 2018 sotto il nome Ooooo & Islamiq Grrrls il disco “Faminine Mystique”.
Con il progetto Drab City ne ripropongono il melange culturale, sfumando i contorni di uno stile narrativo-musicale che rischiava di restare preda dell’estetica vintage.
Le qualità vocali di Islamiq Grrrls, a metà strada tra Astrud Gilberto e France Gall, offrono riverberi e atmosfere dalle variegate assonanze etniche, in primis le gelide e oscure trame folk dei Balcani nella stregata ballad folk-psych-jazz “Working For The Men”, ma anche sinuose e sensuali dissonanze pop-soul anni 50 in “Troubled Girl” e avventurose sonorità funky-space in “Live Free And Die When It’s Cool”.
A volte affine alle raffinatezze latin-jazz-dance degli Smoke City (“Hand On My Pocket”), dolcemente devoto alle arguzie sonore di Lee Hazlewood nell’indolente beat/yé yé di “Just Me And You”, incline al fascino di Serge Gainsbourg ed Ennio Morricone nel raffinato trip-hop di “Problem”, l’album dei Drab City rispolvera quel sottobosco dal quale hanno attinto sia Beth Gibbons (“Standing Where You Left Me”) che Laetitia Sadier (“Devil Doll”), solo che oOoOO e Islamiq Grrrls preferiscono la vulnerabilità e la sincerità della confessione agli slogan e agli scintillanti linguaggi urbani.
La musica di “Good Songs For Bad People” è volutamente fuori posto, la musicalità torbida e sfocata è un’esternazione di disagio e delusione per cuori infranti che non hanno rinunciato a sognare, i Drab City affidano però alla fantasia e all’immaginazione, più che alla razionalità, la loro sete di felicità e di speranza per una civiltà a misura d’uomo.
24/10/2020