Emma Ruth Rundle & Thou

May Our Chambers Be Full

2020 (Sacred Bones) | sludge-metal, post-metal

Non che fosse preventivata al 100%, ma c'era quasi da aspettarselo che i Thou ed Emma Ruth Rundle prima o poi avrebbero incrociato le loro strade. Troppo dotate di spirito collaborativo, troppo curiose di natura, con percorsi che nel metal hanno gettato le proprie fondamenta ma che se ne sono liberamente allontanate quando l'interesse spingeva altrove, la formazione di Baton Rouge da un lato e la cantautrice di stanza a Louisville dall'altro danno sfogo in "May Our Chambers Be Full" ai molteplici punti condivisi. In un breve quanto intenso full length viene esplicitata la comune fascinazione per opprimenti atmosfere sludge, declinate con una nutrita sensibilità melodica e un abito dalle cromie gotiche, tanto fosco quanto capace di sottili aperture luminose. La visione di tale collaborazione parla con una solennità che le due parti messe in campo raramente hanno toccato.

La recensione potrebbe anche finire qui, nel senso che dai trentasei minuti dell'album non ascolterete niente di più che un'unione di quanto i Thou ed Emma Ruth Rundle già vanno proponendo con le loro carriere distinte. Non è necessariamente un male, considerata l'alta perizia tecnica messa in campo e la grandiosità di immaginario che ha ispirato dischi come "Some Heavy Ocean" e "Heathen", e di fatti non c'è un singolo momento di questo disco che possa in qualche modo ritenersi scadente o mal costruito, eppure alla magniloquenza di sound e costruzione manca costante quel quid, quella stoccata inattesa, che avrebbe reso l'esperienza ben più di una "semplice" fusione di intenti. Anche così c'è comunque di che prendere: attorno a tracciati melodici che riprendono il folk claustrofobico di Rundle, i Thou imbastiscono pezzi di opprimente, turbolenta intensità, in cui la profonda conoscenza del linguaggio sludge riesce a esprimersi anche in minutaggi decisamente contenuti, lavorando di fino sul dinamismo delle linee vocali (la cooperazione tra il canto, quasi sacrale, dell'autrice e gli scream stregoneschi di Bryan Funck crea armonie in costante sviluppo) e sui cambi di tono tra cupe parentesi doom e slanci hardcore.

In questo densissimo magma metallico l'omogeneità è insomma ampia, così tangibile che è nel carico teatrale delle interpretazioni che si riesce a operare una distinzione tra i diversi momenti. Anche così, il singolo "Ancestral Recall" non manca di mostrare la sua caratura di brano apripista, il tono della melodia è dotato di una carica quasi "pop" (con tutti i dovuti distinguo del caso) che neanche il furioso cambio di passo riesce davvero a sopprimere. E se un violino solitario fa capolino tra le pieghe della più malinconica "The Valley", è sempre il portato delle voci, la drammaturgia del denso sfondo sonoro, a costituire la vera differenza, in un brano che con qualche aggiustamento potrebbe condurre i Thou in territori post.

Per quanto manchino insomma la zampata, lo stimolo a scoprire un tassello aggiuntivo nello spettro espressivo dei due comprimari, "May Our Chambers Be Full" resta comunque un nuovo assaggio delle capacità di entrambi, un monolite nero pece che sa rivelare un'intimità insperata. Ci si può accontentare.

(10/11/2020)

  • Tracklist
  1. Killing Floor
  2. Monolith
  3. Out Of Existence
  4. Ancestral Recall
  5. Magickal Cost
  6. Into Being
  7. The Valley


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