First Arsch

Saddle Up

2020 (REKORDER digital) | garage rock, hardcore

Schwerin, Germania Est. Qualche anno prima del crollo del Muro. A tenere compagnia a Jörg E. Mielke alla voce e al basso nei First Arsch ci sono Richard Kruspe (attivo anche nei Das Elegante Chaos, sempre di Schwerin), Paul Landers alle chitarre e Till Lindemann alla batteria. Landers suona in un gruppo di Berlino Est, i Feeling B: formazione che annovera Christoph Schneider (soprannominato Doom) alla batteria e Christian Lorenz detto Flake alle tastiere. Se ai nomi sopracitati aggiungete il bassista Oliver Riedel, ecco i futuri Rammstein, i cui membri provengono proprio dalle precedenti esperienze targate Feeling B e First Arsch. Se “Herzeleid” – da poco ristampato per il venticinquesimo anniversario – è un esordio maturo, non è un caso: il sestetto vantava una preziosa esperienza pregressa. Durante le festività natalizie Till Lindemann, che per la band di “Reise, Reise” lascia la batteria per il ruolo di vocalist, ha annunciato sui profili social la pubblicazione per febbraio 2021 della ristampa in vinile più ricco booklet dell'unico disco dei First Arsch, “Saddle Up”.

L'album nasce da un contesto nel quale spesso i giovani tedeschi guardavano con occhi pieni di speranza e voglia di libertà alle mode e agli stili di vita americani dall'altra parte della Cortina di Ferro. Il cantato è in inglese (scelta poi rinnegata dai Rammstein) e sotto l'aspetto musicale il lavoro di Mielke & Co. è “made in Usa”, pregno delle sonorità forgiate in quegli anni dall'epica scena hardcore, capace di marchiare a fuoco la storia recente dell'underground più incendiario. Nell'esordio dei First Arsch (a volte First Art, per non “infastidire” le autorità comuniste) si sentono molto i Fugazi e i Pixies, quest'ultimi sia nelle chitarre, sia nel cantato di un Jörg Mielke sulle orme del Black Francis più scanzonato.

Il fischio di "Train" inaugura la serrata ed energica marcia, tra le urla e le chitarre graffianti, a cui segue il punk-rock di "Priest In Love": una scena immortalata nello scatto di copertina. "In The Name Of Love" richiama gli U2, ma suona come i Pixies; nella successiva "Crowded House" arriva la voce profonda di Till Lindemann. Oltre a fornire un drumming potente e serrato, lo troviamo ai cori, fornendo il perfetto contraltare allo stridolio vocale del cantante ("O-Cult"). Nel finale targato "Big Dong (für Saskia S.)" è ancora più protagonista davanti il microfono.
Tra momenti ironico-irriverenti ("SKA(T)", "Hip Hop Flop") e scatenate scorribande (la title track) c'è spazio per l'inaspettata quanto riuscita cover di "Come Together" dei Beatles, con il basso in primo piano e una lenta e distorta atmosfera attorno.

Interessante punto di partenza per chi vuole conoscere la realtà dei gruppi prima dello sgretolamento del Muro, i quaranta minuti grezzi e vitali di “Saddle Up” offrono anche ai fan più appassionati dei Rammstein un buon materiale.

(06/01/2021)

  • Tracklist
  1. Train 
  2. Priest in Love  
  3. SKA(T)"
  4. In the Name of Love  
  5. Crowded House 
  6. Preagnant  
  7. AHA-ha 
  8. Superstition 
  9. Saddle Up 
  10. O-Cult 
  11. Moder Blues
  12. Come Together 
  13. Hip Hop Flop
  14. Chicken Steps
  15. Big Dong (für Saskia S.)


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