Hen Ogledd

Free Humans

2020 (Weird World) | art-pop

Trovata la perfetta formula alchemica per un imprevedibile art-pop che beneficia sia delle raffinatezze pop in chiave elettronica degli Art Of Noise e dei Kraftwerk che del fascino concettuale del progressive e dell’art-rock di Peter Gabriel, e addirittura del patrimonio disarmonico di Ivor Cutler e Pharoah Sanders, gli Hen Ogledd mettono in scena il loro “White Album”, ma anche il loro “Use Your Illusion”, volendo assecondare le dichiarazioni della band.

Rhodri Davies, Dawn Bothwell, Sally Pilkington e Richard Dawson sono di nuovo alle prese con il loro art-pop multicolore, con un album ancor più avventuroso dell’ottimo “Magic” targato 2018.
Come moderni Don Chisciotte, i quattro musicisti affrontano la chimera della pop music, mescolando sacro e profano nel memorabile synth-pop di “Crimson Star”, che prende in prestito suggestioni e intuizioni sia da Kate Bush che dagli Abba e dai Genesis post-Gabriel, quindi intrecciano armonie indie twee-pop con tempi ritmici e cantato da popstar contemporanea in “Trouble” (titolo preso a prestito dal nome del gatto di Dawson e Pilkington), lasciando in eredità per le loro eventuali performance live due assolute punte di diamante.
“Free Human” è un voluttuoso album di musica per le masse, controbilanciato da un'insana dedizione alla provocazione, un raffinato meltin'-pot (o meglio ancora meltin'-pop) lo-fi, a volte giocosamente elettronico (“Remains”), spesso avventuroso (“Kebran Gospel Gossip”) e costantemente ingegnoso nel mescolare arti sonore contrastanti (il punk-jazz alla Wire di “Earworm”).

L’idioma linguistico (scozzese, gallese) rende ulteriormente straniante quest’avventura ai margini dell’art-pop più colto. L’elegante acid-house “Time Party”, i maliziosi stratagemmi di “The Loch Ness Monster's Song ” e le contaminazioni goth-disco di “Skinny Dippers” sono frutti di contraddizioni e ossimori sonori che sposano nobiltà e miserie della lunga storia del pop-rock.
Alla fine “Free Humans” diventa il manifesto pop di una nazione allo sbando, di un’Inghilterra (e non solo) alle prese con le dissonanze culturali e ideologiche più laceranti, raccontando su un estenuante giro di basso contaminato da jazz ed elettronica (“Feral”) di un paese che non può più volgere lo sguardo al passato avendo rinnegato Marx, o sbeffeggiando i grotteschi slogan politici di un Trump in preda al delirio patriottico, sottolineati dalla melodia più banale e musicalmente rischiosa del disco (“Space Golf ”).
Ben vengano poi le più colte argomentazioni sonore di “Farewell” e “Flickering Lights”, a ricordarci quanto gli Hen Ogledd conoscano misteri e rivelazioni di una delle arti più versatili del genere umano.

“Free Humans” è un atto di liberazione dalla banalità e dalla prevedibilità, una provocazione artistica che assume i contorni di una vera e propria rock opera, ma senza una storia da raccontare, per tal motivo intrigante e autentica come poche altre operazioni analoghe.

(18/10/2020)



  • Tracklist
  1. Farewell 
  2. Trouble 
  3. Earworm 
  4. Crimson Star 
  5. Kebran Gospel Gossip   
  6. Remains
  7. Paul Is 9ft Tall (Marsh Gas)
  8. Space Golf 
  9. Time Party 
  10. The Loch Ness Monster's Song  
  11. Flickering Lights 
  12. Bwganod 
  13. Feral 
  14. Skinny Dippers 




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