Holy Motors

Horse

2020 (Wharf Cat) | dream-pop, alt-country, slowcore

Guardatela bene la copertina di “Horse”, opera seconda degli Holy Motors. Svela subito l’inganno: il far west sul quale si stagliano cavallo e cow girl non è altro che un telo decorato, la scenografia di un film tradita dalle increspature inferte dal vento.
Se era già chiaro nel 2018 della loro prima opera prima (“Slow Sundown”), lo è ancor più oggi, che la musica del quintetto di Tallin potrebbe funzionare benissimo come colonna sonora di un qualche misterioso noir di frontiera. Certo, una band che sceglie di chiamarsi come quella pellicola di Leos Carax non può che avere una predilezione per una musica che sia capace di evocare immagini. Che però non sono proprio quelle che ci si aspetterebbe da un manipolo di estoni. Eliann Tulve ha una voce da sirena lynchiana e il suo canto narcotico traccia da subito un parallelo con gli svolazzi notturni di Julee Cruise, ma mentre lei levita la band mette in scena tutt’altro. Il selvaggio west per l’appunto, il country filtrato dalla lente scurente dei Cowboy Junkies (“Country Church”) e quella di Chris Isaak (“Road Stars”, ma non perdetevi anche la meravigliosa “Honeymooning” dal primo disco), il Paisley Underground più sonnolento. E’ in questi spazi aperti che Hendrik Schultz fa riverberare la sua chitarra un po’ western e un po’ shoegaze e che la sezione ritmica marcia al passo solenne di una carovana.

In questo nuovo disco l’incontro tra il dream-pop notturno cantato dalla Tulve e il desert rock suonato dalla band trova il bilanciamento perfetto in due brani intitolati “Endless Night” e “Matador”. Il primo è una litania scivolosa e impalpabile, tutta giocata sul potere di una voce ammaliante come fosse quella di Hope Sandoval; il secondo lascia invece che siano le chitarre a incantare abbandonandosi in un assolo polveroso e fatato.
È un piacere anche lasciarsi tirare in una coccolante trama slowcore dalle chitarre burrose e dolci di “Come On, Slowly”; mentre a dispensare ulteriori brividi da cinema di frontiera ci pensa la torrida “Trouble”.

La maturità con la quale la band padroneggia generi così distanti da essa geograficamente e anagraficamente è tale da farla risultare credibile in ogni momento del disco. A mietere fan ci penserà poi la streghetta dei ghiacci Eliann Tulve, che del resto ha già attirato l’attenzione di un nome importante come Anton Newcombe, il quale ha recentemente twittato il suo entusiasmo verso la band e l'ha invitata a una sessione di registrazione nel suo studio di Berlino.

(31/10/2020)

  • Tracklist
  1. Country Church
  2. Endless Night
  3. Midnight Cowboy
  4. Road Stars
  5. Matador
  6. Come On, Slowly
  7. Trouble
  8. Life Valley (So Many Miles Away)


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