I.O

The Fortunes Told

2020 (Quantum Natives) | free-improvisation, post-emo, experimental rock

È circolare il disegno di “The Fortunes Told”, nuova fatica del progetto del canadese Maxwell A. Patterson. Si parte con un’ambientazione sospesa, misteriosa, al limite dell’horror psicologico. Sullo sfondo, una voce femminile recitante. Dunque, un battere di bacchette, un urlo e siamo nel bel mezzo di “Holographic Life”, ovvero una disarticolazione free-form che in un continuum percussivo si trascina dietro forme minimaliste e ipnotiche di chitarra. Un “Trout Mask Replica” in versione post-emo, all'occorrenza. Senza dimenticare un pizzico di Storm & Stress. Insomma, una musica obliqua, sfuggente, carica di passione e rabbia, ma anche ricca di poesia.

Centro propulsore di tutto il disco è il batterismo torrenziale e multidirezionale di Patterson, che potete immaginare come un Sunny Murray strafatto di caffeina, solo che, a differenza del grande collaboratore di Albert Ayler, la mente di I.O, oltre ad armeggiare con i sample, suona anche la chitarra, il pianoforte e il basso, mentre gli ospiti Max Monday (voce, spoken word), Kynwyn Sterling (tabla) e, soprattutto, Ian Cook (voce, spoken word e testi) fanno la propria parte senza sbavature.
Tra free-improvisation ed estetica post-emo, “The Fortunes Told” suona fresco e originale, anche se qualche sforbiciatina qua e là lo avrebbe reso ancora più efficace. Poco male, perché in fondo questa musica chiede all’ascoltatore di abbandonarsi al flusso ininterrotto di brani che, senza soluzione di continuità, imbastiscono un monumento a una libertà raziocinante e carica di pathos.

Ecco, quindi, il bailamme tribaloide di “Dire Thoughts _ Martial Arts” cedere il passo alle reiterazioni arpeggiate di “Half Dreaming”, quasi una ninna-nanna prima del tritacarne grind-noise di “Burning Souls”, apice distruttivo e oltranzista del disco. “From Slow Division” passa, quindi, da una prima parte liquida e spaziale a una seconda che sdrucciola su asfalto matematico mentre dissemina estasi screamo.
E se “Inputs Fade” ha un piglio barricadero, bruciato in appena due minuti, quasi a voler suggerire le proprie impressioni sul punk, “Turn To The Sky” rutila poliritmica, lasciando dietro di sé una profonda sensazione di disagio, complice l’ennesima, drammatica declamazione di Ian Cook, che continua a sanguinare anche lungo i sentieri spigolosi di “They All Travel Here”.

Il tessuto di “Through Faith” è ossessivo: la batteria e la chitarra dialogano imbizzarrite, vorticando e sfiancandosi per oltre nove minuti. “Cartilage Alignment” offre l’ultima scazzottata, ma con strani fantasmi operistici ad annidarsi nelle retrovie.
Il disco è un fiume in piena che idealmente sfocia nell’epico affresco della coppia “City - SAR (i.o version)” / “The Fortunes Told”, che fa pensare alla seconda facciata di “In Den Gärten Pharaos” dei Popol Vuh suonata in uno scenario post-umano.

(17/02/2020)

  • Tracklist
  1. Holographic Life
  2. Dire Thoughts _ Martial Arts
  3. Half Dreaming
  4. Burning Souls (1
  5. From Slow Division
  6. Inputs Fade
  7. Turn To The Sky
  8. They All Travel Here
  9. Through Faith
  10. Cartilage Alignment
  11. City - SAR (i.o version)
  12. The Fortunes Told
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