Malokarpatan

KrupinskÚ Ohne

2020 (Invictus Productions, The Ajna Offensive) | black metal, heavy metal

Tra i piccoli segreti che hanno permesso ai Malokarpatan di emergere dal fitto sottobosco underground c’è anche la benedizione di Fenriz dei Darkthrone, un personaggio che non ha mai nascosto la sua passione per la NWOBHM o per il più grezzo proto-black degli anni Ottanta. E quando Fenriz consiglia dei nuovi gruppi ai suoi tanti fan sparsi per il globo, è difficile rimanere delusi. Questa band comunque ci sa fare, al di là di eventuali e influenti raccomandazioni, soprattutto perché attraverso i due lavori precedenti è riuscita a saper coniugare l’amore per il metal di vecchia data con la passione per le tradizioni del proprio paese di provenienza, la Slovacchia.

Dopo il grezzo esordio di “Strid×ie Dni” (2015), i Malokarpatan hanno compiuto il grande salto con il successivo “Nordkarpatenland” (2017), l’album della (quasi) definitiva consacrazione: “Krupinské Ohne” conferma ma non migliora i recenti progressi, mostrando fin da subito l’intenzione di puntare su brani più lunghi ed elaborati (il più breve dei cinque proposti nel disco sfiora i sette minuti).
L’apertura affidata a “V Brezových Hájech Poblí× Babinej Zjavoval Sa Nám Podsvetný Velmo×” di giri di lancetta ne compie addirittura tredici, alternando la classica cavalcata epica ad alcune sinistre parentesi acustiche, di cui una, in particolare, intrisa di un lampante retrogusto folk di ispirazione autoctona.

Il sound prodotto dal quintetto è sempre rozzo e primordiale, un tributo non troppo velato a maestri del genere come Venom, Tormentor e Master’s Hammer (seminale realtà estrema formatasi a Praga nel 1987) che ribadisce una serie di coordinate piuttosto facili da inquadrare: “Ze Semena Viselcuov Čarovný Koren Povstáva” racchiude tutte queste sensazioni, pur rivelandosi un passaggio abbastanza canonico e privo della giusta originalità. Molto meglio i due pezzi successivi, “Na Černém Kuoni Sme Lítali Firmamentem” (armata di un riffone cattivo quanto basta) ma soprattutto “Filipojakubská Noc Na Štangarígelských Skalách”, un crescendo di cruda malignità che in alcuni frangenti riporta in mente i nostrani Mortuary Drape.

Se questo disco denota un certo ridimensionamento della componente folk/evocativa, i Malokarpatan comunque non rinunciano affatto a celebrare la storia del loro paese: l’album infatti è un concept dedicato ai processi alle streghe che avevano scosso la piccola comunità di Krupina durante il Diciassettesimo secolo (il titolo significa per l’appunto “Le Fiamme di Krupina”). Un tema sempre caldo, che la band riesce a mantenere vivo per l’intera durata del lavoro, anche se era lecito attendersi qualcosa di più dalla conclusiva ma non imprescindibile “Krupinské Ohne Poštyrikráte Teho Roku Vzplanuli”, la cui anonima parte iniziale viene per fortuna risollevata da un gran finale epico ed evocativo.

Emergenza virale permettendo, potremo vedere i Malokarpatan in Italia nel prossimo autunno, in una data parmigiana nella quale i cinque suoneranno di spalla ai cechi Cult Of Fire, una bella accoppiata che ci permetterà pure di testare le qualità dal vivo di HV von Krolok, prima bassista, poi chitarrista e adesso anche voce principale di questo particolare progetto slovacco. “Krupinské Ohne” si rivela un full-length decisamente appetibile per i nostalgici del caro vecchio metal estremo anni Ottanta, ma è comunque un disco di transizione per le sorti della band.

(30/04/2020)

  • Tracklist
  1. V Brezových Hájech Poblí× Babinej Zjavoval Sa Nám Podsvetný Velmo×
  2. Ze Semena Viselcuov Čarovný Koren Povstáva
  3. Na Černém Kuoni Sme Lítali Firmamentem
  4. Filipojakubská Noc Na Štangarígelských Skalách
  5. Krupinské Ohne Poštyrikráte Teho Roku Vzplanuli
 


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