Pulled By Magnets

Rose Golden Doorways

2020 (Tak:Til) | dark-jazz, doom-metal

Il nuovo dress code di Seb Rochford, ex-Polar Bear, è un jazz oscuro, glaciale, un gemito sordo che attraversa il passato del compositore scozzese, scava nelle origini indiane, suggella le contaminazioni culturali più recenti (Sons Of Kemet, Gwyneth Herbert) e consolida le affinità elettive in famiglia: Seb è sposato con Matana Roberts.
Tutte le suggestioni che erano nascoste sotto la dura scorza dei progetti nei quali è stato trascinato in passato (Babyshambles, David Byrne, Brian Eno, Corinne Bailey Rae, Herbie Hancock) e le tentazioni più free jazz di alcune pagine dei Polar Bear vengono ora alla luce, anzi, a voler essere precisi, nell'oscurità più profonda e avvolgente.

"Rose Golden Doorways" affonda la sua genesi nel recente viaggio in India dell'autore, il risultato non è mitigato da mollezze etno-world, il sax di Pete Wareham e il basso di Neil Charles tessono un dialogo con aspirazioni avantgarde, sperimentali, spesso simili a un irrequieto brontolio.
Seb Rochford ne graffia le minime indulgenze melodiche, le alleggerisce e le grava, con l'arte dei suoni minimali della no-wave, dello schema concettuale futuristico-primitivo di Jon Hassell, delle melmose e cavernose degenerazioni grindcore.
Le nove fasi creative di "Rose Golden Doorways" non sono facilmente scindibili dall'insieme implacabilmente claustrofobico e ossessivamente rituale del progetto Pulled By Magnets, il cui fine ultimo è un caos catartico che ha la forza spirituale di una purificazione ("Invite Them In").

Facile evocare suggestioni e concetti ideologici/artistici di alto spessore per questo nuovo progetto di Seb Rochford, ma in questo caso nulla è mai troppo per poter descrivere l'incedere ammaliante del noise-drumming di "Nowhere Nothing" o delle incredibili stregonerie sonore che ampliano lo spettro cromatico degli strumenti messi in gioco.
Se la batteria è il corpo pulsante di una musica sporca e ruvida come la terra, spetta al basso fare da contrappunto ascetico e ultraterreno, avendo il sax di Pete Wareham il compito di rappresentare l'organo sessuale di "Rose Golden Doorways": grande vagina dell'immenso patrimonio antropologico/musicale condensato nei sei minuti e trenta secondi di "Those Among Us" e nello stesso tempo residuo della figurazione fallocratica di antiche culture nei quasi otto minuti di "The Moon Of Oduglin".
La musica dei Pulled By Magnets è profondamente radicata nella terra, nell'umanità che la calpesta. Le nove tracce di "Rose Golden Doorways" si muovono come un unico corpo geologico, attraversato da terremoti superficiali e da tribolazioni creative che sono forse in antitesi: musica contemporanea e metal trovano un piano comune su quale scivolare, secondo regole più tipicamente jazz.

Forse qualcuno starà pensando che questa lunga e quasi onirica sequenza di citazioni e aggettivi sia solo una superflua e arrogante messa in scena, per celebrare l'ennesimo tentativo, non del tutto riuscito, di superare le barriere dell'arte sonora. Nulla di tutto ciò: quello che Rochford ha elaborato, peraltro con una registrazione live in studio senza uso alcuno di sovraincisioni, è una pagina atipica, originale e inconsueta, destinata forse a consolidare il termine, spero non fastidioso, di dark-doom-jazz, un disco che va ad arricchire il già cospicuo panorama discografico di questi primi mesi del 2020.

(08/03/2020)

  • Tracklist
  1. Nowhere Nothing
  2. Slow Shrouded Aisle
  3. Breath That Sparks
  4. Those Among Us
  5. The Immortal Fire
  6. Cold Regime People Die
  7. Within
  8. The Moon Of Oduglin
  9. Invite Them In (album version)


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