Saffronkeira With Paolo Fresu

In Origine: The Field Of Repentance

2020 (Denovali) | electro-jazz, dark-ambient, future jazz

Cosa succede quando il suono antico del Mediterraneo incontra l’elettronica eterea del Mare del Nord? Quando il fiato melodico della tromba si snoda in un drumming percussivo e scivola via tra fraseggi obliqui? Lo scopriamo subito con i 6’30” iniziali di “Ghosts”, dalla quale siamo rapiti.
“In Origine: The Field Of Repentance” esplora quella terra di confine rada e rarefatta tra jazz ed elettronica senza compromessi e con trasporto. L’artwork della copertina ci pone di fronte a (o al posto di) una Pietà cieca fasciata nel latex, avvolta da quelle tenebre con cui si viene condotti oltre le colonne d’Ercole in un concept-album che dà forma sonora al tema dell’origine dell’uomo all’interno dell’universo. Si ascolta nel buio ma ad occhi aperti, traghettati dalla lucidità e dalla sapienza con cui il sound researcher Eugenio Caria (Saffronkeira) intesse i brani col jazz artist Paolo Fresu.

“In Origine: The Field Of Repentance” è una riflessione sulla circolarità del tempo, sull’eterno ritorno dell’uguale di nietzschiana radice, ispirata da una contingenza quantomai incline a fosche visioni che vedono l’essere umano assoluto protagonista dell’infinito ciclo di creazione e distruzione, motore dell’evoluzione del cosmo. Da tale premessa prende le mosse l’ammaliante viaggio sonico plasmato da Caria insieme a Fresu, fertile collaborazione tra i due musicisti sardi inizialmente limitata a un contributo del trombettista su una singola traccia e rapidamente tramutatasi in un nuovo contaminato tracciato che vede fondersi elettronica e jazz. Vi troviamo beat irrequieti sopra cui corrono nervose le note di “The Field Of Repentance”, i drones ridotti in catene di “Periodi remoti”, le fate morgane di palpiti e corde che innervano gli umori urbani di “Harmony Of Chaos”, i fraseggi parlanti di “Religion As An Illusion”, le risonanze di “Disorderly Of Life” e le pulsazioni basse di “Capernaum” sulla quale si staglia, epica, la tromba.
Chiude, riappacificandoci col cosmo, “In Origine”, con echi dream-pop che s’infrangono lungo il mare.

Inserendosi nella scia di una ricerca che vanta un trascorso consolidato nel jazz – basti pensare al controverso “Tutu” (Warner, 1986) di Miles Davis, alle infinite intersezioni di Toshinori Kondō o al quarto mondo di Jon Hassell – e che osa sempre più contaminazioni nell’elettronica – come il progetto Not Waving & Dark Mark di Alessio Natalizia e Mark Lanegan – il connubio che vede affiancati i paesaggi sintetici di Saffronkeira e l’elegiaco orizzonte armonico di Fresu esplora una dimensione ibrida interamente giocata sul costante incastro tra le parti, non necessariamente incline all’assonanza quanto piuttosto rivolta a un’inattesa compatibilità. Profondi chiaroscuri tecnologici e romantiche risonanze acustiche si confrontano generando una cinematica sequenza di vividi ambienti metafisici frutto di una sinergia profonda e immaginifica. La risultante è naturale e sintetica allo stesso tempo, sfrangiata e compatta, immateriale e tangibile, facendo confluire in un’unità termini solitamente antinomici, come nella bellissima “Due Poli”, con una disinvoltura tale da ricordare le perfette equazioni musicali di Bjork.

Un album di grande statura e respiro internazionale, capace di correre oltre qualsiasi confine geografico portando dentro di sé il mistero profondo (e il segreto, che conoscono i loro musicisti) di quella terra antica e meravigliosa che è la Sardegna.

(09/11/2020)

  • Tracklist
  1. Ghosts
  2. The Field of Repentance
  3. Death and Civilisation
  4. Due Poli
  5. Periodi Remoti
  6. Harmony in Chaos
  7. Religion as an Illusion
  8. Disorderly of Life
  9. Capernaum
  10. In Origine






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