Sven Wunder

Eastern Flowers

2020 (Piano Piano/ Lights In The Attic) | library music, etno-jazz-psych

Mentre i governanti ripristinano i confini e delimitano le interazioni tra i popoli a causa del coronavirus/covid-19, la cultura tiene salda la propria universalità grazie a una contaminazione dei linguaggi e delle espressioni artistiche che, contrariamente ai virus, consolida la salubrità dei popoli.
“Eastern Flowers” è un progetto che nasce grazie al sostegno finanziario dello Swedish Arts Council. Per Sven Wunders è la prima tappa di una serie di viaggi in musica, una festa di colori e sfumature catturate visitando la parte orientale del Mar Mediterraneo, un bouquet di tredici fiori tipici della vecchia Anatolia, penisola compresa nell’attuale Turchia che ha rappresentato un punto di unione tra cultura asiatica ed europea, nonché famosa per la affascinante varietà e diversità di flora e fauna.

Pubblicato nella seconda metà del 2019 con il titolo “Doğu Çiçekleri”, l’album è diventato subito oggetto di collezione essendo stato pubblicato solo in 300 copie fisiche. Ed è qui che entra in scena la Lights in The Attic, che ha ottenuto dall’etichetta originale Piano Piano il permesso per rilasciare altre 300 copie per il mercato americano. Ribattezzato “Eastern Flowers” (il titolo originale tradotto in inglese era in verità "Anatolian Flowers"), l’album di Wunders continua a raccogliere proseliti e a restare uno degli oggetti recenti più ambiti dai collezionisti.

A tanto interesse corrisponde un progetto che in linea teorica non aggiunge molto a quanto già ascoltato in campo etno-world-jazz-rock ma che al contrario, a partire dalla brillante produzione, profuma di originalità e stile.
I preziosi particolari, l’immagine floreale stile anni 70 e l’essenzialità delle note di copertina richiamano alla mente i dischi didattici degli anni 60 o gli ormai celebri album di library music: concetti come estetica, cultura, bellezza e natura sono la vera fonte d’ispirazione, per una musicalità dai toni naif, eppure profondi e radicati.
Suoni grezzi di chitarre e basso dalle lievi reminescenze psichedeliche, synth ariosi, tempi ritmici jazz-funk, organi e un caleidoscopico insieme di sonorità turche, filtrate da una sensibilità per molti versi affine a quella dei moderni restauratori della grandeur della trasversalità etnica del jazz (Heliocentrics, Fire Orchestra, Maisha, Shabaka And The Ancestors etc.) sono la materia prima di questo egregio progetto discografico.

Tulipani, rose rosse, magnolie, margherite, giacinti divengono oggetto di sinuose ballate a tempo di sitar e percussioni (“Black Iris”), spesso adornate da tempi ritmici funky-jazz, che accolgono ora trame psichedeliche (“Lotus”), ora accenni drum’n’bass che fanno da scorta a sonorità mediterranee (“Chamomile”).
Il tripudio di colori e atmosfere ha spesso il fascino delle vecchie colonne sonore, tra citazioni in salsa breakbeat della musica spaghetti-western e delle danze per matrimoni e funerali dei Balcani (“Daisy”), o rimandi ai film horror di Dario Argento (“Magnolia”) che rievocano non solo i Goblin, ma anche la scuola jazz italiana di quegli anni (l’assolo di batteria quasi prog-jazz).
Le influenze orientaleggianti sono comunque predominanti, a volte violate da sonorità prog-rock alla Bo-Hansson (anche lui svedese), con tanto di synth e un pregevole duetto tra oud e chitarra (“Tulip”), più spesso restituite alla loro magia ipnotica (“Hibiscus”) e alla loro natura di sottofondo per danze erotiche (“Morning Glory”).

E’ un disco ricco di sorprese, “Eastern Flowers”: il groove malizioso immerso in sonorità cosmic-jazz di “Lily”, i trascinanti intrecci di progressive anni 70, funky e jazz di “Red Rose” e il lussurioso e voluttuoso finale di “Gilboa Iris”, con tanto di fiati in chiave afrobeat adagiati su un mood sonoro quasi cinematografico e un flebile accenno di una voce femminile, non solo arricchiscono il già variegato flusso sonoro, ma rinforzano la sensazione di trovarsi al cospetto di un disco destinato a contrassegnare quest’anno in maniera indelebile.

Nel frattempo etichetta e artista (dall’identità misteriosa) hanno annunciato un secondo capitolo di questo viaggio, che dovrebbe trasportarci dall’Asia al Giappone (“Wabi Sabi”). Prenotate il biglietto in tempo, viaggiare con la musica è una delle poche certezze di questi tempi.

(29/04/2020)



  • Tracklist
  1. Black Iris
  2. Tulip 
  3. Magnolia
  4. Lotus
  5. Lily
  6. Red Rose
  7. Hibiscus
  8. Magnolia (Reprise)
  9. Morning Glory
  10. Chamomile
  11. Hyacinth
  12. Daisy
  13. Gilboa Iris




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