The Soft Pink Truth

Shall We Go On Sinning So That Grace May Increase?

2020 (Thrill Jockey) | elettronica, avantgarde, jazz

Una delle poche certezze della musica americana contemporanea, il duo dei Matmos da ventisei anni dispensa progetti di variegata fattura. Il linguaggio di Drew Daniel e Martin Schmidt si nutre di avanguardia, elettronica, musica concreta, colonne sonore per film porno e sperimentazioni free form. Un immenso blob creativo che alla fine fagocita dal folk al blues, dalla techno al dub, dalla musica per bambini alle marce militari, con un elevato spirito intellettuale, bensì non privo di ironia, stereotipi, intrighi, dissonanze e quant’altro può essere decostruito e rimontato, il tutto assemblato con una verve tecnica che sorride al minimalismo ma non trascura la casualità e il caos: non dimentichiamo che l’ultimo album del duo è stato registrato usando solo plastica.

Peccato che, fino ad ora, al side-project di Drew Daniel, The Soft Pink Truth, in pochi abbiano rivolto la stessa curiosità e attenzione del progetto madre (anzi dovendo decostruire e rinnovare perché non chiamarlo progetto padre), ma, merito della minaccia di un ritorno globale al populismo e al fascismo, Drew tira fuori dal cappello magico l’album più siderale, sensuale, sinuoso, estatico ed esoterico della sua carriera, un invito a rielaborare quella rabbia e quelle paure che hanno portato Trump al potere.

“Shall We Go On Sinning So That Grace May Increase?” è l’apoteosi della futilità teorica della musica contemporanea, un disco che racconta tanto senza dire nulla, grazie a un processo di messa a nudo di stili e suggestioni che hanno il compito di ridestare, ma nello stesso tempo consolare, le affievolite coscienze di giudici e peccatori, colpevoli e nello stesso vittime dello status quo moderno.
Il titolo dell’album "Continueremo a peccare in modo che la grazia possa aumentare?" è una delle tante domande poste da San Paolo, ma guai a pensare che qui ci sia la risposta, anzi, la musica di Soft Pink Truth crea ulteriore scompiglio, disagio, stupore e perplessità.

Quel che va subito detto è che tanta intensità concettuale è abilmente trasmutata nel linguaggio dei suoni, tra misticismi che invitano l’ascoltatore a non perdere di vista la domanda basilare (“Shall”), divagazioni corporee ben accette e concrete, filtrate dal linguaggio di una techno resiliente (“We”), ma guai a perdere di vista la purificazione spirituale, incoraggiata da suoni di glockenspiel, campanelli e voci spettrali (“Go”).
Daniel Drew manipolando nastri e catturando riverberi, grazie a un Roland Space Echo, dilata la natura meditativa delle elaborazioni minimali e post-moderne, in cerca di una nuova forma di religione che dal dissenso e dal peccato vissuto in tutta la sua oscura fragilità - l’enigmatica “Sinning” che a suo modo divide in due l’album - porti alla consapevolezza di ciò che va salvato con grazia ascetica (la sacrale “On”) senza rinunciare al dubbio che è stato incoraggiato dall’avvento della tecnologia e della modernità (l’elettronica modulare di “So”).

Opera di un’attualità impressionante (si pensi a quello che stiamo vivendo a causa del Covid-19), “Shall We Go On Sinning So That Grace May Increase?” passa dall’house al jazz all’avanguardia senza mai eccedere in vanità teorica o superbia tecnica (“That”), è estremo senza essere radicale (“May Increase”).
Tutto questo è racchiuso nella traccia più lunga e singolare del disco, “Grace”, introdotta dal suono di un piano che intercetta un rigore melodico altrove accennato, mentre un crescendo di suoni elettronici prova a corrompere le arie alla Philip Glass e il tormento neo-soul alla Dirty Projectors, per poi esplodere in un fragore che travolge senza disturbare.

Angel Deradoorian, Colin Self, Jana Hunter, Sarah Hennies, Andrew Bernstein, John Brendt, M.C. Schmidt e Koy Berry sono i complici di questo estatico e placido mantra messo in atto da Daniel. Un disco intenso che sfiora la trance più tipicamente psichedelica e scorre con una malinconica grazia che catturerà forse anche chi non ha mai avuto familiarità né con le opere precedenti né con quelle dei Matmos, ma ho la certezza (forse l’unica permessa) che dopo questo ascolto il nome The Soft Pink Truth non sarà più ignorato. 

P.S. Il disco è stato pubblicato anche in una mixed version che rispetta il progetto originario diviso in soli due movimenti.

(29/05/2020)



  • Tracklist
  1. Shall
  2. We
  3. Go
  4. On
  5. Sinning
  6. So
  7. That
  8. Grace
  9. May Increase




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