Uffe Lorenzen

Magisk Realisme

2020 (Bad Afro) | rock, psych-rock

Strana sorte, quella di Uffe Lorenzen, prima batterista degli On Trial, membro fondatore dei Spids Nøgenhat, quindi a un passo dalla celebrità con la band Baby Woodrose. In seguito, come un novello Rocky Erickson, caduto nel dimenticatoio e recentemente giunto a un passo dall’indigenza, al punto da chiedere ospitalità a ben nove amici diversi durante la realizzazione del nuovo album.

“Magisk Realisme” è il terzo disco da solista del musicista, il primo che abbandona le pulsioni psych-folk per una più corposa venatura rock che affonda le radici nella musica americana, tra venature blues, country e rock’n’roll.
Da autentico outsider, Lorenzen continua a raccontare di solitudine in modo né superfluo né epico: le canzoni sono crude e aspre come non mai, stradaiole e ruggenti come il Neil Young di “Rust Never Sleeps”, con lievi inflessioni malinconiche e agrodolci che tra un suono di pedal steel (“Caminoen”) e trombe mariachi (“Efterår”) mettono insieme l’opera più completa e diretta del musicista.

“Magisk Realisme” è forse il disco che difetta della stralunante scrittura del passato, ma l’abbondanza di riff energici (“Stjernestøv”) e solidi (“Lad Det Gå”) inietta una sufficiente dose d’autenticità, pronta a spazzare via qualsiasi dubbio sulla resa finale.
E’ infatti salutare il tocco quasi grunge di “I Mit Blod”, è intenso e atipico il contrasto tra organo, wah wah e canto sommesso della sognante eppur vigorosa “Tornerose”, ed è struggente la preghiera avvolta in un manto psichedelico che si evolve verso un trip malinconico e solitario della traccia che chiude l’album, “Dommedags Eftermiddag”.
E’ evidente che la natura del nuovo disco di Lorenzen sia tribolata come gli eventi che ne hanno caratterizzato la genesi. Alla complessità della realtà il musicista contrappone una semplicità espressiva che alterna alla linearità del folk (la title track) le vorticose trame del garage-rock più istintivo e banale (“Livet Skriger”), quasi a voler esorcizzare il ruolo di musicista-vate, liberandosi di un’aurea mistica ormai ingombrante, abbracciando una sonorità più corale (“Nede Ad Vejen”), aprendo così nuove porte per un futuro artistico più solido e piacevolmente ordinario (“Stjernestøv”).

Il distacco, avvertibile in più punti dell’album, tra energia espressiva e scrittura dei brani, rende forse dissonante il nuovo linguaggio artistico di Uffe Lorenzen, ma è il sacrificio necessario che l’autore ha compiuto per ritrovare la fiducia necessaria e continuare a progettare gesta future, che non mancheranno di riservarci ulteriori, gustose sorprese da parte del musicista danese.

(12/01/2021)



  • Tracklist
  1. Lad Det Gå
  2. I Mit Blod
  3. Efterår
  4. Caminoen
  5. Magisk Realisme
  6. Livet Skriger
  7. Tornerose
  8. Nede Ad Vejen
  9. Stjernestøv
  10. Dommedags Eftermiddag




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