Alek Hidell

Ravot

2021 (Trovarobato) | elettronica, experimental

“Ravot” è acqua, ma anche fiamma ardente, è incubo che si trasforma in sogno, è buio squarciato da luci fulminanti.
“Ravot” è un bimbo che, nei primi anni 40, sta giocando felice sulla spiaggia di Buggerru con due amichetti che vengono travolti da un’inaspettata e maledetta colonna d’acqua sollevata da un siluro vagante. 
Una storia tanto vera quanto atroce, vista dagli occhi indifesi di un ragazzino scampato alla morte, ma che non ha smarrito se stesso.
 
Dario Licciardi aka Alek Hidell, 34enne produttore e musicista cagliaritano, già collaboratore del compaesano Iosonouncane nel capolavoro “Die”, sceglie proprio quest’avvenimento sepolto dalla polvere del tempo per proporre, nel suo album d’esordio, una particolare forma comunicativa articolata su complesse strutture elettroniche che spaziano da un capo all’altro dello scibile: dal progressive, alla psichedelia, dal kraut-rock a fraseggi estratti dalle sonorizzazioni utilizzate per accompagnare contenuti audiovisivi e multimediali. 
In “Ravot” nasce un eclettico panorama sonoro, esclusivo e allo stesso tempo intimo, nel quale l’artista sardo irrompe su più livelli e forme nel descrivere l’immaginario viaggio compiuto dal bambino sopravvissuto, disegnando ogni aspetto della vicenda come riflessione sbocciata dalla testa del piccolo protagonista. Un’esposizione elaborata in tono non narrativo, con un lavoro di smaterializzazione molto forte che va a braccetto con l’irreale orientamento musicale.
 
Il risultato è pregevole. Dal ritmato ricordo dell’infanzia passata su quella spiaggia (“Dinghy”), al tragitto compiuto dal terribile siluro (“Torpedo”), un gioiello di otto minuti tra sonorità cinematografiche e groove alchemici, passando per le anomale interazioni con il gentil sesso (“Wom”), le percettibili assonanze con Piero Umiliani e Piero Piccioni (“Motherland”), alla desolazione della solitudine (“Spoons” e “Legs”), per giungere allo studio personale del ruolo dello sperimentatore musicale (“Blo” e “Siel”).
Le altere oscillazioni di “Yolk” solcano un’atmosfera di drammaticità, grazie al suono di sintetizzatori che si spandono belligeranti e si aprono alle cadenze dello xilofono, simulando l’ondeggiamento della risacca.

Alek Hidell, nell’assemblare dettami provenienti da diversi generi musicali, avvolge con eclettiche sovrapposizioni l’idealistico del tragico accaduto. Un concept realizzato nel corso di sei lunghi anni, registrato tra Sardegna, Torino e Milano, utilizzando sintetizzatori analogici, campionamenti da fuoriclasse (impronte di Flying Lotus), vecchi effetti eco a registrazione magnetica e rilevazioni di sussurri ambientali, in aggiunta a basso, chitarra, fiati e numerose percussioni che assumono essenze tribali à-la Woodkid.
Il progetto artistico si compone anche di contenuti video, nati dalla ricerca di materiale d’archivio introdotto su contemporanee figurazioni.
 
Alek Hidell si affaccia in modo prorompente nello sterminato mondo dell’elettronica, codificando con sorprendente maestria accadimenti reali difficilmente incasellabili, proiettandoli in tangibili visioni sonore. Un artista audace sul quale puntare ad occhi chiusi.

(24/04/2021)

  • Tracklist
  1. Yolk
  2. Dinghy
  3. Wom
  4. Motherland
  5. Spoons
  6. Torpedo
  7. Siel
  8. Legs
  9. Flare
  10. Blo
  11. Let Me Take A Last Dive


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