Apifera

Overstand

2021 (Stones Throw) | nu jazz

Incidono a Los Angeles, sono originari di Israele, fanno nu jazz con un sound che ci si aspetterebbe solo da una band britannica. Giovane quartetto accasato su Stones Throw, gli Apifera sono tra le uscite più interessanti degli ultimi tempi in un settore già di per sé brulicante di novità. “Overstand”, il loro debutto, pesca dal wonky e dalla world music, da esperienze psichedeliche e dal solito Sun Ra, ma la sintesi proposta ha echi ancor più ampi: Canterbury e i Tortoise, il neo-funk degli Yussef Kamaal e il magmatico Idm jazz degli STUFF.

Scorrendo la tracklist, i richiami cosmopoliti sono evidenti fin dai titoli: si va dal calembour anglo-francese “Notre Damn” al turco “Gerçekten Orada Değilsin” (“Non ti trovi davvero lì” - o qualcosa del genere), passando per “Énék Hamaguro”, che sembra mischiare ungherese e giapponese. Stando alla band, poi, sarebbero importanti anche gli influssi delle musiche tradizionali ghanesi e sudanesi (fidiamoci!).
Al di là delle specifiche geografie, comunque, vero è che la musica di “Overstand” ha di per sé una forte capacità evocativa - ed evocativa di paesaggi, in particolare. Raffigurazioni oniriche, sgargianti e acquatiche, come quelle di “Lake VU” o della copertina del disco, la cui immagine si ritrova, in versione animata, anche nei video di accompagnamento dei quattro singoli di lancio (oltre a “Lake Vu” e alle già citate “Notre Damn” ed “Énék Hamaguro”, c’è anche la gommosissima “Four Green Yellows” a completare il bouquet).
Le atmosfere fluttuanti e iridescenti non sono tuttavia l’unica dominante dei brani. C’è poi l’anima più elettronica, sia sul piano timbrico che su quello ritmico, che rende pezzi come “Yaki’s Delight” e “The Pit & The Beggar” imprevedibilmente instabili, a ogni nuovo ascolto sempre sfidanti col loro modo sottile di risultare “fuori asse”. “The Pit & The Beggar”, in special modo, svetta come episodio più trascinante del disco. Costruito nel primo paio di minuti un clima di pacifica stagnazione, soffuso e avvolgente alla maniera dei Portico Quartet, cambia volto a metà traccia grazie a un ostinato sintetico che battuta dopo battuta evolve in un incalzante groove post-drum’n’bass, degno del Richard Spaven più funambolico.

Eclettico ma perfettamente in linea coi più recenti sviluppi del genere, perfetto per il sottofondo ma sempre capace di stuzzicare l’attenzione con la ricchezza della sua trama, il debutto degli Apifera è una sorpresa che proietta in un territorio musicale nuovo quattro musicisti già affermati nelle scene jazz israeliana e californiana: il bassista Yonatan Albalak, il batterista Amir Bresler e i due tastieristi Nitai Herskovits e Yuval Havkin (in arte Rejoicer).
Come ormai diffuso in ambito nu jazz da qualche tempo a questa parte, la durata dell’album è estremamente breve: 34 minuti. C’è poco, dunque, da farla lunga - si fa prima ad ascoltare con le proprie orecchie. Ne vale la pena.

(19/02/2021)

  • Tracklist
  1. Overstand
  2. Lake VU
  3. Énék Hamaguro
  4. Yuki's Delight
  5. The Pit & the Beggar
  6. Notre Damn
  7. Iris One
  8. Four Green Yellows
  9. Gerçekten Orada Değilsin
  10. Pulse 420


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