C. Tangana

El madrileņo

2021 (Sony) | flamenco pop, alternative r'n'b

C. Tangana non è un nome nuovo nel mercato discografico spagnolo: cinque album solisti all’attivo, compreso “El madrileño”, due dischi realizzati con il collettivo rap Agorazein e molti singoli sparsi. Il tutto in un arco temporale che abbraccia ben tre decenni, dall’esordio del 2008 fino ad oggi. Il successo in patria però non è arrivato immediatamente: bisogna infatti arrivare al 2016 per trovare la sua prima grande hit, il singolo “Antes de morirme” (in collaborazione con Rosalía), certificato quattro volte disco di platino in Spagna.
Con “El madrileño” arriva la definitiva consacrazione, come dimostra il numero 1 in classifica dell’album, nonché di ben quattro singoli estratti dallo stesso (“Nunca estoy”, “Demasiadas mujeres”, “Tú me dejaste de querer” e “Ingobernable”).

Si tratta, a detta dello stesso Tangana, del lavoro più ambizioso della carriera. Non una semplice new entry nella scena del nuovo flamenco, ma un tentativo ben più ampio di ripercorrere la storia del folklore ispanico e latino, in un gioco di rimandi e citazioni che si sposa in perfetta armonia con una produzione contemporanea. Altri lavori – uno su tutti “El mal querer” di Rosalía – hanno provato a unire i suoni della tradizione flamenco con quelli del nuovo r’n’b atmosferico, ma nessuno di essi abbraccia la varietà di stili presenti in “El madrileño”, e soprattutto nessuno finora era riuscito a creare una simbiosi che suonasse davvero legata al folklore. Piuttosto, il flamenco era talmente sommerso da effettistica e produzione elettronica da risultare elemento di sfondo e non centrale. Beninteso, con risultati di grande spessore artistico, ma in definitiva non ascrivibili alla stessa tradizione che pur veniva omaggiata.
Altra differenza sostanziale: Tangana non si limita a citare le fonti, ma le porta direttamente nel disco, integrandole perfettamente nel progetto. Analizzare il ruolo e il senso di ciascun ospite presente è fondamentale per comprendere appieno la portata dell’opera. Tangana infatti dispone di un parterre de roi fatto di esponenti di spicco del passato e nuove leve emergenti, ciascuno con uno stile rappresentativo che va a caratterizzare in modo unico il brano in cui compare.

L’apertura del disco è affidata però a un brano senza ospiti, “Demasiadas Mujeres”, una marcia dai toni funerei con tanto di fiati e ottoni che invero campiona in modo piuttosto consistente i Rosario de Cadiz, banda molto presente nell’humus religioso spagnolo (il pezzo campionato è “El Amor”, del 2013), evolvendosi poi tra pulsazioni elettroniche e stratificazioni vocali sorprendentemente in sincronia con il sottotesto liturgico. Questo clima da processione di paese è perfettamente rappresentato anche nel video, pieno di simbologie cattoliche.
A seguire l’hit di maggiore successo dell’album, “Tú me dejaste de querer”, una ballata da amore finito che si muove tra ritmi reggaeton e intermezzi di flamenco suonati da Niño de Elche, protagonista assoluto della rivisitazione del flamenco secondo schemi totalmente nuovi e d’avanguardia. Completano il quadro i cori e gli handclapping di La Hungara, cantante di flamenco pop molto nota in patria.

“Comerte Entera” invece vola in Brasile, azzeccando una originale combinazione di bossa nova e r’n’b, un connubio di pura sensualità metropolitana in cui interviene Toquinho, cantante e chitarrista brasiliano che negli anni Ottanta ebbe anche un periodo di breve ma intensa fama in Italia (ricordate “Acquarello”?). Il brano riesce a suonare elegante pur nel suo linguaggio tipicamente urbano. È peraltro curioso sentire un artista attempato e candido come Toquinho accompagnare al canto versi del tipo:

Non posso fare a meno di pensare
al tuo modo di parlare dolcemente,
non posso fare a meno di pensare
al tuo culo che rimbalza quando passi
e al modo in cui ti leghi i capelli,
con una coda, all'indietro.
Voglio prenderti,
non ce la faccio più senza mangiarti intera,
mangiarti intera

“Nunca estoy” è un etereo ambient pop con voce dimessa e tastiere circolari che sembrano quasi provenire dal primo James Blake, raggiungendo un effetto malinconico e sottilmente misterioso. È un brano che rivela il lato più fragile di Tangana, qui alle prese con una difficile relazione messa in crisi dalla distanza e dai silenzi reciproci:

Penso a con chi sei quando non sei con me.
Odio che i miei piani non siano il tuo cammino
e averli negati per stare con te
e chi guarirà il mio cuore spezzato?
Mi spaventano i mesi che volano via,
sono diventato magro per averti aspettata tanto

“Parteme la cara” è un’altra delicata ballata acustica con ospite Ed Maverick, giovane cantautore indie-folk proveniente dal Messico, dove ha ottenuto un successo considerevole. Non uno dei pezzi più originali qui, ma nel contesto del disco funziona per la sua semplicità.
Tutt’altra direzione invece per “Ingobernable”, una spericolata e pittoresca rumba flamenca che ospita i maestri del genere, quei Gipsy Kings che da sempre uniscono varie culture, artefici di un sound che ha permesso loro di sfondare in tutta Europa e di arrivare fino agli Stati Uniti con il loro disco omonimo del 1987. Qui si lanciano in un arrangiamento che colpisce per la potenza con cui irrompe il ritornello, costituendo sicuramente il momento più corale di tutto l’album.

“Nominao” è un delizioso duetto con Jorge Drexler, forse il cantautore uruguaiano più importante tra gli anni Novanta e oggi, capace di spaziare nel corso della carriera tra diversi generi musicali, arrivando anche alla consacrazione dell’Oscar alla migliore canzone vinto nel 2005. Il brano è tutto retto dai contrappunti di chitarra tra blues e r’n’b, con Tangana e Drexler che si alternano in riflessioni sulle dinamiche del successo, dove un giorno sei su tutte le riviste e quello dopo vieni bellamente ignorato:

Prima venivano per vederti,
ora non possono neanche vederti.
La gente pensa di te come di una cosa passata,
'deliri di grandezza, sogni di ambizione',
com'è che iniziava la mia ultima canzone? Non so

Tematiche simili vengono affrontate in “Un veneno”, brano già edito nel 2018 ma qui arricchito della presenza di José Feliciano (la chitarra flamenco è ancora quella di Niño de Elche). È un brano ricco di tensione drammatica che sembra sempre sul punto di deflagrare e invece rimane appesa come un nodo in gola. Quanto sia veritiero il dramma da artista maledetto che qui Tangana indossa è difficile da stabilire, ma certo è che la canzone riesce a suonare desolata e senza tempo (anche qui, splendido video tra paesaggi innevati e spiagge deserte).

“Te olvidaste” è un numero ambient-pop in duetto con lo statunitense Omar Apollo, artista emergente della scena alternative r’n’b da cameretta, mentre “Muriendo de invidia” e “CAMBIA!” sono due momenti dove la tradizione sposa la modernità in modo decisamente coinvolgente: la prima è infusa di son cubano, come lecito aspettarsi dalla presenza di Eliades Olchoa (uno dei membri del Buena Vista Social Club), mentre la seconda è un viaggio in Messico alla scoperta del suono norteño, qui rappresentato da due giovani artisti sulla cresta dell’onda, ovvero Adriel Favela e Carín León. Il pezzo è uno dei momenti più epici del disco, con complesse trame chitarristiche, synth roboanti e fanfare gloriose; inoltre, il videoclip notturno, che segue il peregrinare in taxi di un trans, offre ai due ospiti l’opportunità di distanziarsi dall’omofobia in passato espressa da esponenti della vecchia scuola norteña.
“Cuando olvidaré” è uno spettrale e inquietante ambient-pop con voci minacciose, dalla struttura particolarissima. Tutta la parte centrale è infatti occupata da un lungo monologo dell’attore Pepe Blanco (defunto da ormai quarant’anni), che esprime una riflessione sulle profonde radici territoriali della musica spagnola.

Il disco termina in tono nettamente gioioso e positivo grazie a “Los tontos” e “Hong Kong”, dove a intervenire sono due giganti della musica ispanofona: rispettivamente Kiko Veneno e Andres Calamaro. Il primo, tra i massimi esponenti del flamenco (il picco artistico forse è “Échate un cantecito” del 1992)  e con una carriera che continua a riservare sorprese nonostante l’età, porta in “Los tontos” tutta la sua maestria, generando una vera e propria esplosione di colori. Il testo, tra il serio e il faceto, è una sorta di rivalsa verso una donna che, con la sua astuzia, soggioga il povero sventurato di turno (“Hai creduto che siccome sono buono puoi andar pestando dove mi lavo, credi di essere il posto in cui sto cadendo, però come sei venuta puoi andartene”). Calamaro chiude invece l’album con il suo tipico stile fra cantautorato e classic rock (che gli è valso un posto tra i simboli del rock argentino), in un anthem che lambisce il britpop.

“El Madrileno” è dunque un miracolo di disco, dove tantissime influenze e suoni coesistono senza mai propendere verso uno stile inquadrabile. L’estetica è urbana, ma lontanissima dalla trap, il flamenco c’è ma non è un lavoro tradizionalista; anche tutti gli ospiti sembrano in qualche modo venire incontro al grande disegno di Tangana, senza rubare la scena, ma arricchendola. Ne viene fuori un album che sarà la nuova pietra di paragone per il pop ispanofono.

(15/03/2021)

  • Tracklist
  1. Demasiadas mujeres 
  2. Tú me dejaste de querer 
  3. Comerte entera
  4. Nunca estoy
  5. Párteme la cara 
  6. Ingobernable 
  7. Nominao
  8. Un veneno - G-Mix 
  9. Te olvidaste
  10. Muriendo de envidia 
  11. CAMBIA! 
  12. Cuándo olvidaré
  13. Los tontos
  14. Hong Kong






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