Curtis Harding

If Words Were Flowers

2021 (Anti-) | soul, fusion

If words were flowers
I'd give them all to you
They carry power
So proud and beautiful
Curtis Harding sceglie quasi una dichiarazione poetica come titolo per il suo terzo album "If Words Were Flowers". Parole che vengono da lontano, da quello che diceva sua madre: che è meglio dare dei fiori a coloro che contano nella tua vita mentre sono ancora qui e non dopo che se ne saranno andati. Lui però le indirizza verso l'arte e il suo modo di concepire la musica. Le parole possono essere potenti, piene di orgoglio o semplicemente belle come canta accompagnato da un festoso suono di trombe nella title track.
Con queste premesse, sarebbe lecito aspettarsi una particolare cura nel lavoro di scrittura o un forte impegno sociale da parte del songwriter americano nella stesura dei testi del suo terzo album. Tuttavia, "If Words Were Flowers" non si può considerare un concept-album e, malgrado l'anima soul, neanche un "What's Going On" del nuovo millennio.

I testi dei brani si adagiano generalmente sui classici temi del mainstream (amore, relazioni, assenza ecc.) senza rimanere particolarmente impressi. Fa eccezione da questo punto di vista "Hopeful", il singolo di lancio dell'album, che ci ricorda quanto sia importante la speranza per affrontare i periodi turbolenti che stiamo vivendo. Nel video del brano, girato in bianco e nero dalla fotografa attivista Lynsey Weatherspoon, Harding sfreccia in una Chevrolet degli anni 60 ad Atlanta, la città in cui il cantante vive. Nello stesso momento un nutrito gruppo di persone sta partecipando a una protesta di Black Lives Matter. Le immagini indugiano spesso in foto e frasi dell'eroe per i diritti civili John Lewis, nato proprio ad Atlanta e morto recentemente. Il mescolarsi dei piani temporali nel video suggerisce che è ancora lunga la strada per gli afro-americani per liberarsi dall'oppressione e dalle ingiustizie. I versi di Harding invitano alla resistenza (No fears just hold on tight/ Cause the darkness will be over by the end of the fight) e soprattutto alla speranza (Most of all be hopeful).

Se davvero le parole di questa canzone fossero fiori, risulta veramente pregiato il vaso in cui li ripone. Harding infatti rivela la sua capacità di mescolare generi e stili sovrapponendoli fra loro in un'unica trama originale. "Hopeful" è introdotta da un coro gospel che ne ripete il titolo trionfalmente. La ritmica del brano, inizialmente contemporanea, scivola verso sonorità jazz-fusion anni 70 per poi concludersi con una sezione di archi in stile cinematografico.
Ancora più eclettico è il tessuto armonico della successiva "Can't Hide It", nella quale il cantante di Atlanta intreccia su una base funk alla Motown elementi eterogenei che rimandano all'hip-hop o ancora una volta alla fusion. Degno di nota è l'assolo lisergico di chitarra nella parte finale del brano che, seppur ispirato al periodo d'oro dela psichedelia, non suona vintage grazie allo spirito spensierato del brano e all'ottimo riarrangiamento in chiave moderna.

Harding ha ribattezzato ironicamente il suo modo di suonare slop'n'soul (riferendosi allo slop, il pastone che viene dato ai maiali) per la sua volontà di accostare delle sonorità apparentemente distanti fra loro e proporle in una forma "commestibile" al grande pubblico. Emblematica è in questo senso la traccia "Explore", in cui innesta parti elettroniche straordinariamente moderne all'interno di una struttura soul più classica, trascinata da una sontuosa linea di basso e da un ipnotico sassofono. Una menzione a parte merita "So Low", in cui la voce di Harding in autotune si inserisce in un'atmosfera eterea, quasi sognante creata da un flauto. È chiaro che per comporre questo tipo di brani deve aver trovato ispirazione anche da artisti a lui più vicini temporalmente come Cee Lo Green (che lo ha anche aiutato concretamente all'inizio della sua carriera) e il Kanye West di "808s & Heartbreak".

C'è spazio nell'album anche per una collaborazione con la talentuosa artista indie Sasami che duetta con lui nella dolce "With You", nella quale le voci dei due artisti si fondono in un unico canto. In linea di massima, la seconda parte dell'album è più malinconica e riflessiva. Non sempre Harding riesce a proporre un repertorio all'altezza nei pezzi più lenti, ma è senz'altro molto elegante "Forever More" con le sue atmosfere morbide e soffuse accompagnate da un incantevole sassofono, e risulta ben riuscita anche la conclusiva "I Won't Let You Down", una ballata soul con una melodia molto orecchiabile che richiama in alcuni passaggi lo stile di John Legend: la composizione è arricchita da un bel dialogo fra la sezione di fiati e il piano, la luminosa semplicità del testo, in cui Harding e un coro gospel parlano di amore incondizionato, ci ricorda quanto siano importanti le parole per affrontare con il giusto spirito qualunque cosa ci riservi la vita.

Non è facile fare una valutazione complessiva di un album che risulta così eclettico e particolare per concezione. Dopo quasi dieci anni dal suo primo album, Harding affina il suo particolare stile e accompagna l'ascoltatore in un viaggio coinvolgente ed emozionante. Non sappiamo se un giorno si potrà conferire alla sua musica "slop" la dignità di un genere musicale distinto. Quel che è certo è che questo album ne risulta ad oggi il più riuscito esempio.

(24/11/2021)

  • Tracklist
  1. If Words Were Flowers
  2. Hopeful
  3. Can't Hide It
  4. With You
  5. Explore
  6. Where Is The Love
  7. The One
  8. So Low
  9. Forever More
  10. It's A Wonder
  11. I Won't Let You Down

Curtis Harding on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.