Il quinto progetto degli Endless Boogie è uno dei pochi album che mantiene le promesse: una calibrata miscela di groove simil-kraut, atmosfere grevi tipicamente hard-psych, qualche citazione rock più eversiva e un ipnotico boogie-rock-blues che potrebbe proseguire all’infinito senza mai annoiare né stupire.
È una formula vincente, che la band mette al servizio delle lunghe cavalcate “The Offender” e “Jim Tully”, entrambe oltre i ventidue minuti. Due jam session che raggiungono agevolmente l’effetto della trance psichedelica, offrendo altresì spazio a performance chitarristiche di tutto rispetto, con il leader Jesper Eklow investito dal sacro e rozzo fuoco dell’ispirazione, procreatore di una sequenza di riff e mormorii chitarristici stridenti quanto basta per non suonare ovvi (“The Offender”) o intelligentemente psichedelici (quelli condivisi con Matt Sweeney in “Jim Tully”).
L’arma vincente degli Endless Boogie è la continua interazione con altri musicisti e una flessibilità che garantisce piacevoli imprevisti, come il graffiante pub-rock di “Bad Call” e l’irriverente vivacità stile Ac/Dc di “Disposable Thumbs”. Matt Sweeney, Mike Bones e Kurt Vile sviluppano ulteriori divagazioni di stile (Vile collabora anche in sede di scrittura nella malleabile jam di “Counterfeiter”), arricchendo ulteriormente le già ricche sonorità.
“Admonition” è un disco che verrà ricordato anche per le pagine più cupe, ovvero la greve e funesta “The Conversation” e l’ancora più tormentata “Incompetent Villains Of 1968”, che flirta con le asperità del metal e un assillante minimalismo alla Neu!.
Lode agli Endless Boogie per la costante tenacia stilistica e creativa, quella che permette agli oltre ottanta minuti di “Admonition” di non suonare mai passatisti o privi di vigore e inventiva. Una conferma per la vetusta band, che ben predispone per i futuri progetti del quartetto newyorkese.
22/11/2021