Mentre i suoi film continuano ad alimentare teorie più o meno bizzarre ("They Live", "Essi Vivono", del 1988) e la recente pandemia ci ha fatto vedere con occhi diversi "La Cosa", John Carpenter prosegue con costanza il percorso musicale “fuori” le colonne sonore. Consegnate nel 2018 al regista David Gordon Green le future sorti dei nuovi capitoli di "Halloween" (curando comunque un'ottima soundtrack), rinnegando i vecchi sequel e gli episodi concepiti da un altro personaggio in bilico tra cinema e musica (ovvero Rob Zombie), il regista arriva al terzo capitolo dei suoi “Lost Themes” inaugurati nel 2015. Squadra che vince, e annessa impostazione sonora, non si cambia: a intrecciare le trame di piano e sintetizzatore c'è suo figlio Cody, con Daniel Davies alla chitarra elettrica.
Se in passato le musiche composte dal Master of Horror (riedite nel 2017 sempre su Sacred Bones in “Anthology: Movie Themes 1974–1998”) rievocavano le altrettanto celebri scene dei suoi lungometraggi, adesso è compito dell'ascoltatore, degnamente aiutato dalle note scelte, immaginare il proprio mini-film con in cuffia i brani di “Lost Themes III”. I nomi delle tracce sono titoli di horror “vecchia maniera” e una vivida ispirazione anima ogni composizione.
Le poche note dell'iniziale “Alive After Death” (brano scelto come sottotitolo del disco) ci portano nella lande della più cinematografica delle retro-wave, a cui si aggiunge l'assolo di Daniel Davies. Ma il sogno, visto l'autore, può diventare anche incubo, come in “Weeping Ghost”, degna dei Soft Moon. Mentre il sangue gocciola lento in “Dripping Blood”, i tasti scelti da Carpenter dipingono la sinistra “Dead Eyes”. L'inizio di “Vampire's Touch” è avvolto nella nebbia, un lento ingresso nella desolata e minacciosa dimora: poi il cambio di ritmo, segnato dall'incedere dei battiti e il suono elettrico della sei corde.
Da qui, l'ambientazione assume connotati macabri, gotici: “Cemetery”, “Skeleton” e “Turning The Bones” sono la passeggiata notturna in quel cimitero dove la lapidi sono accarezzate dalla nebbia e qualcosa – o qualcuno – è pronto a risvegliarsi, sospinto dai rintocchi della tastiera. Coerente proseguimento è il sostenuto incedere sintetico di “The Dead Walk”.
Nel finale, Carpenter torna in location vampiresche e tratteggia a colpi di pianoforte una visita negli oscuri Carpazi con “Carpathian Darkness”.
Dopo la rivisitazione datata 2018 della colonna sonora delle sanguinarie gesta di Michael Myers, Carpenter fornisce un nuovo e positivo capitolo della sua seconda vita artistica. Con la speranza che il culto di cui continua a beneficiare e i consensi ottenuti in ambito musicale, prima o poi, lo facciano tornare dietro la macchina da presa.
(05/02/2021)