Maistah Aphrica

Meow

2021 (Black Sweat Records) | space-jazz, afrobeat, funk

C’è da perdersi, a stilare l'elenco di tutti i progetti in cui militano gli otto componenti dei Maistah Aphrica, ensemble che convoglia in un’unica sigla il meglio della scena jazz del Friuli-Venezia Giulia. E c’è da divertirsi, a scoprire le innumerevoli influenze e sfumature presenti in questa nuova avventura dal titolo “Meow”, impressa su vinile dalla sempre attenta Black Sweat Records di Davide Domenichini (demiurgo degli Al Doum & The Faryds). Il loro esordio, omonimo e autoprodotto, risalente al 2017, era già un fragoroso pastone di hard-bop, free-jazz, elettronica e funk.

Saliamo, quindi, a bordo di questa immaginaria “ship of fools” che – confessano Gabriele Cancelli, Mirko Cisilino, Marco D’Orlando, Clarissa Durizzotto, Enrico Giletti, Andrea Gulli, Alessandro Mansutti e Giorgio Pacorig – non ha mai circumnavigato l’Africa né ha mai approdato alle sue coste, ma sulla quale il Grande Continente e la sua musica universale sono celebrati dall’alba a notte fonda. È festa già nei primi rintocchi di organo elettrico di “Loh Nghìba Lìnih”, che danno il La a fiati e percussioni lussuriosi in cui riecheggiano le indagini sonore del Piero Umiliani di “Continente nero” e la totalizzante frenesia space-jazz di Sun Ra.

In queste stesse acque, ma ondeggiando più sinuosamente, naviga anche “Maistah Aphrica”, pregna dell’eredità musicale e politica dei mostri sacri dell’afrobeat, Fela Kuti e Tony Allen. Un’infervorata ritualità tribale, sostenuta da vertiginosi balcanismi, è alla base della “Bolòmbtzky Marsch” che l’ottetto esegue avendo probabilmente in testa gli Embryo di “Africa”, poco prima di abbandonarsi al brevissimo interludio per solo organo “Bobi Preach”. Intro indemoniata à-la “Ascension” di Coltrane per “G Weah”, che immediatamente si tramuta in un incendiario hard-blues guidato dal basso imperioso di Giletti, cui si aggancia il resto della ciurma con una vera e propria dimostrazione di forza a chiusura del lato A di “Meow”.

Intrisa di morbide contaminazioni world, “Amissavèvah” sembra quasi spuntare dal volume 4 della pregiata serie “Éthiopiques” di Buda Musique, quello dedicato nel 1998 a Mulatu Astatke. I volteggi descritti dai fiati di Cancelli, Cisilino e Durizzotto si attorcigliano agli ipnotici riff organistici di Pacorig creando una spirale ethno-jazz che, gradualmente, assume gradevolissime pieghe library. Un funk drogato, quasi da soundtrack piccioniana di un poliziottesco, lambisce le sponde afro-sound di “Cosmo Dès” rallentandone il ritmo a metà del guado.
Tra estasi fusion e sfrenata danza catartica si srotola il duetto finale “El Phatàh” e “Masànah”, che suggella un’esperienza sensoriale annoverabile fin da ora tra le migliori di questo secondo anno di viaggi concessi solo attraverso la mente. Lunga vita, quindi, ai Maistah Aphrica.

(04/03/2021)

  • Tracklist
  1. Loh Nghìba Lìnih
  2. Maistah Aphrica
  3. Bolòmbtzky Marsch
  4. Bobi Preach
  5. G Weah
  6. Amissavèvah
  7. Cosmo Dès
  8. El Phatàh
  9. Masànah


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